music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Treny

JACASZEK – Treny
(Miasmah, 2008)

Nonostante il prolungato silenzio del suo principale progetto, Deaf Center, Erik Skovdin non è certo artista da starsene con le mani in mano, come dimostra l’impegno riversato nella sua etichetta Miasmah e volto alla prevalente esplorazione di territori ambientali compresi tra accenni di classicità e sfumature oscure, nonché alla promozione di artisti spesso relegati ai confini dei consueti circuiti discografici. Così è stato, lo scorso anno, con Elegi, Gultskra Artikler e Rafael Anton Irisarri e così è oggi con l’ultima produzione Miasmah, per la quale l’acuto Skovdin è andato a scovare un produttore e compositore polacco, assolutamente sconosciuto a livello internazionale ma impegnato in diversi progetti e già autore di alcuni album, tutti intesi alla definizione di un proprio riconoscibile linguaggio musicale, attraverso l’arricchimento elettronico di una classica strumentazione acustica.

L’autore in questione si chiama Michal Jacaszek, ma per la sua esplorazione sonora, dichiaratamente finalizzata all’ambiziosa scoperta della bellezza universale nascosta, utilizza solo il suo cognome, in questo progetto che lo vede affiancato da altri collaboratori, essenziali per poter conferire alle sue manipolazioni elettroniche il substrato cameristico sul quale si innestano fragili melodie pianistiche, gentili suoni acustici e lontani cori di inquietante solennità. In questo “Treny” il tutto è, ovviamente, incastonato da oscure folate elettroniche, tuttavia quasi mai volte a conferire ritmo o a sporcare le preponderanti parti suonate, ma piuttosto ad accentuare attraverso l’iterazione di samples minimali l’effetto ipnotico che già pervade il cupo romanticismo degli archi e i più lievi inserti di pianoforte e arpa.

Il risultato è un album che scorre in maniera fluida e coesa, disegnando un’ideale colonna sonora decadente e densa di mistero, eppure mai opprimente né di difficile fruizione, perché Jacaszek riesce a dosare con equilibrio gli elementi della sua musica, dimostrando con evidenza come i suoi tratti oscuri siano naturalmente generati da un’ispirazione compositiva dalle solide basi classiche e poi soltanto resi più vividi e pulsanti dalle sovrastrutture elettroniche, peraltro nella stessa misura in cui diventano stranianti grazie ai semplici ma fondamentali vocalizzi che corredano finemente molti dei brani.
Nel suo lento svolgersi da piéce cameristiche a frammenti di dark-ambient, fino al lieve crescendo di tono degli ultimi brani, “Treny” è senz’altro un’opera densa di fascino, ma sorprendentemente immediata come di rado capita a produzioni del genere.

E benché le analogie con artisti del calibro di Max Richter, Murcof e, appunto, Deaf Center siano quasi scontate, in questo lavoro Jacaszek riesce davvero a dimostrare un’impronta personale, percepibile al di là di una superficie tenebrosa che rivela facilmente suoni intrisi di malinconia e composizioni dagli elementi e dai tempi perfetti per colpire dal punto di vista emotivo, instillando un coinvolgente senso di sospensione e mistero, che colloca “Treny” tra le migliori produzioni recenti di quella nicchia musicale in bilico tra elettronica e “modern classical”, poco esplorata ma come in questo caso in grado di materializzare dal nulla colonne sonore visionarie e avvincenti. Peccato solo che non possa più esservi un film di Kieslowski cui associarle.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 1 aprile 2008 da in recensioni 2008.
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