music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Today Is Not The Day… To F#@k With Gus Black

GUS BLACK – Today Is Not The Day… To F#@k With Gus Black
(Cheap Lullaby, 2008)

A dispetto di qualsiasi analisi basata su canoni quali innovatività e sperimentazione, il cantautorato più classico, fondato quasi esclusivamente sulle capacità espressive di un artista, non smentisce di essere ambito musicale straordinariamente fervido e non cessa di rivelare gemme di bellezza tanto limpida quanto inattesa.
Inattesa, sì, perché in questo caso non si tratta né del debutto di un nuovo cantautore tutta anima, cuore e chitarra, né della conferma di qualche nome già affermato, bensì del quinto album di un onesto songwriter californiano, finora mai assurto all’attenzione di critica e pubblico nel corso della sua decennale carriera.

Con molta probabilità, non si è però trattato di miopia generalizzata, quanto piuttosto del fatto che nel caso di Gus Black, al secolo Anthony J. Penaloza, non ci si trova in presenza di un enfant prodige, ma di un autore che solo adesso sembra aver raggiunto la sua maturità artistica, ottimamente compendiata in “Today Is Not The Day…”, album che, a dispetto della fuorviante aggressività insita nel titolo (la cui versione completa sarebbe “Today Is Not The Day…To F#@k With Gus Black”) e della cupa ostilità della frontcover, racchiude invece dodici ballate di spiccata raffinatezza melodica e di non comune intensità espressiva.
Il cantautorato di Gus Black è, infatti, al tempo stesso sobrio e molto curato, come ben dimostra la varietà dei brani compresi in questo lavoro che, fermo restando il comune denominatore di una chitarra suonata con parsimoniosa leggiadria e di una voce quasi sempre ovattata e pacata, filtrano i prevalenti temi sentimentali dei testi attraverso una classicità interpretativa non aliena da venature bluesy e, più di frequente, attraverso la levigatezza degli arrangiamenti e del controcanto femminile di HT Heartache che, a mo’ di coro, si sposa alla perfezione con quello soffuso di Black, completandolo in maniera mirabile.

Il paragone con la vellutata eleganza di Leonard Cohen è quasi d’obbligo, sebbene i contorni nelle atmosfere create da Gus Black siano meno definiti, più sfumati, col risultato di creare all’ascolto una sensazione di vaporosa leggerezza, di evanescente levità, grazie in particolare alla voce “diffusamente” sommessa di Gus e alle carezzevoli incursioni del cantato femminile. Questo però non tragga in inganno: se da un lato c’è la soffusa morbidezza delle voci, accompagnate da un picking gentile, dall’altro si percepisce un senso di generalizzata malinconia, supportato dall’amara ineluttabilità di cui si ammantano spesso i testi e dalla velata tristezza che permea le melodie e che raggiunge in alcuni casi picchi di assoluta desolazione.

La brumosa amarezza di “Today Is Not The Day…” lascia tutto sommato un ampio margine di luminosa speranza, come già preannuncia, in parte, lo stesso titolo dell’album (per via della contingenza insita in quel “today”). Questa sensazione è sottolineata in particolar modo dalle incursioni ad hoc di mandolini, cembali e glockenspiel (“Love Is A Stranger”, “Blood And Belonging”) ma soprattutto dai cambi di intonazione del fingerpicking, anche all’interno dello stesso brano, tanto che in alcuni momenti l’intreccio chitarristico, risvegliandosi dalla sua mestizia, si accende in un tappeto di luce che brilla intensamente al cospetto dei due vocalist (“Silent Films”, “Little Prince Town”).
Tra gli innumerevoli gioielli di questo piccolo capolavoro, oltre alla title track coi suoi suadenti caldi sussurri distesi su un arpeggio asciutto ed essenziale, una menzione speciale va senz’altro a “Love Is A Stranger”, un brano intensissimo, che lascia letteralmente senza fiato e che, racchiudendo emblematicamente in sé i diversi umori che popolano quest’ultima fatica di Gus, può assurgere probabilmente a canzone-simbolo dell’album: del resto “Today Is Not The Day…” è anche (o forse soprattutto) una trasposizione in musica, lo specchio fedele dei tumulti di un cuore.

(in collaborazione con Alessandra Reale, pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 17 maggio 2008 da in recensioni 2008.
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