music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

China Mountain

LOTTE KESTNER – China Mountain
(Self Released, 2008)

Poiché il nome scelto per questo suo debutto solista potrebbe far passare ancor più inosservato un album già deliberatamente distribuito attraverso canali sotterranei, è il caso di svelare subito il mistero intorno a Lotte Kestner, che altri non è se non Anna-Lynne Williams, ovvero l’ammaliante voce femminile apprezzata negli album dei Trespassers William.
Mentre un nuovo lavoro della band è già annunciato entro l’anno in corso, pare proprio che i suoi componenti abbiano inteso concedersi ampia libertà in progetti paralleli, se è vero che dopo il chitarrista Matt Brown con Disinterested adesso è la volta dell’elemento caratterizzante dei Trespassers William a intraprendere un’attività solista.

Il lavoro è ovviamente tutto incentrato sulla voce di Anna-Lynne che, supportata da pochi collaboratori, si cimenta in maniera esplicita con un cantautorato al femminile delicatissimo ed essenziale, che dei tratti della band conserva soltanto le atmosfere di incantata malinconia, qui peraltro calate in un umbratile contesto acustico, costituito da melodie appena accennate e da un cantato tanto intimo e cullante da risultare persino timido nella sua fragile dolcezza.
Su scarne note acustiche, intervallate soltanto da saltuari accenni pianistici o da un’ovattata guitar ambience, ad enfatizzare il contesto etereo dell’album, Anna-Lynne spazia tra bisbigli, gorgheggi e vocalizzi che si rincorrono in spirali lucenti, a tratti specchiantisi nella loro cristallina purezza ma, più spesso, intese alla costruzione di vere e proprie ballate, dalle melodie definite e dall’interpretazione fortemente sentita.

Così avviene nei brani in cui musica e testi si sposano in un unicum toccante, da cui traspare la partecipazione della cantautrice a piccoli mantra vocali dall’immediata presa emotiva e dalla spiccata attitudine armonica. Benché, infatti, l’album non presenti cospicue variazioni lungo i suoi undici brani, canzoni come l’iniziale “Crush The Birds”, “Compasses” e “Cattleya” riescono a restare facilmente impressi per la loro grazia e il fascino che trasuda dalla voce di Anna-Lynne e per l’immagine della fanciulla che con sensibilità tutta muliebre sembra cantare alla luna di solitudini e malie amorose.
È infatti difficile restare indifferenti alla soavità di versi quali “and you know that I’ll wait up/ as if though for my true love/ and you know that I’ll wait up/ did your heart get cold right away” o all’accorata ripetizione di “if the stars stick why can’t I?”, passaggi in grado di catturare, con la semplice autenticità delle loro pronunciate sfumature emotive, più tangibili nei brani dalle strutture meglio definite (oltre a quelli citati, merita una segnalazione la spiazzante cover degli Interpol, “Leif Erikson”). Proprio in questi episodi, l’interpretazione di Anna-Lynne si fa più decisa, rifuggendo con piglio personale tanto gli schemi del cantautorato folk quanto facili emulazioni di artiste del calibro di Liz Fraser o Hope Sandoval, i cui nomi ricorrono in maniera quasi inevitabile quando si ha a che fare con la suadente delicatezza di una voce di valore eccelso tra quelle delle cantanti attualmente in circolazione.

Se la grazia fosse l’unico canone per la valutazione di un’opera, “China Mountain” potrebbe reputarsi un capolavoro assoluto; ma anche così, nonostante le sue poche variazioni, questo lavoro delinea la fisionomia di un’artista dotata di una sensibilità cantautorale che esalta l’unicità della sua voce unica, adesso risplendente in tutta la sua bellezza anche in questo nuovo e diverso contesto solista.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 26 maggio 2008 da in recensioni 2008.
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