music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

All Of The Stars

SECRET SHINE – All Of The Stars
(Clairecords, 2008)

A fronte della rinnovata attenzione per le sonorità più o meno identificabili nella definizione di “shoegaze”, che da qualche tempo anima artisti dai percorsi e dalle modalità espressive ben diverse tra loro (dai Radio Dept. ai Gravenhurst, da Ulrich Schnauss ad Alcest), vi è invece la costante di una vitalissima attività artistica sottotraccia che non ha quasi mai smesso di perpetuare la coniugazione tra melodie eteree e impeto chitarristico, semplicemente omaggiando i classici del genere o movendosi, con passione autentica, attraverso contaminazioni molteplici contaminazioni col post-rock, l’ambient o con sfumature più oscure.

Uno dei punti di riferimento più significativi per questo tipo suoni, da oltre dieci anni a questa parte, è senz’altro l’etichetta americana Clairecords che, lungi dal rinchiudersi nella nostalgia del tempo che fu, si è specializzata nella ricerca in giro per il mondo di band impegnate nel rispolverare il vecchio dreampop/shoegaze di inizio anni 90. L’annata in corso può già segnalarsi tra le più qualitative e prolifiche della Clairecords che, tra gli altri, ospita il vero e proprio “ritorno al futuro” dei Secret Shine, band fors’anche a ragione considerata “minore” quando il panorama inglese offriva nomi del calibro di Slowdive e My Bloody Valentine.
Quasi dieci anni separano questo “All Of The Stars” dall’ultima apparizione della band originaria di Bournemouth (già sulla gloriosa Sarah Records), per la quale il tempo sembra davvero essersi fermato, come si intuisce subito dalle tastierine in tardo stile-Madchester e dalle melodie eteree immerse in muri di feedback dell’iniziale “Voice Of The Sea”.

L’album si snoda sposando dilatazioni più marcate con chitarre esplicite, non aliene da un rumorismo sfuggente, unito a un’attitudine quasi pop, molto prossima a quella dei My Bloody Valentine di “Isn’t Anything”. Benché la falsariga del lavoro non mostri remore nel riprendere, finanche nell’estetica e in molti testi, il tema prediletto dell’assenza e l’altalena emotiva del più classico shoegaze, “All Of The Stars” non è semplicemente un album uscito fuori tempo massimo, poiché, al di là di capisaldi immutati e immutabili, mostra una freschezza e una maturità in grado di travalicare la mera nostalgia in favore di variazioni che, dapprima timide, si manifestano in superficie nel corso dell’album.
Sembra quasi che, nel compilare la tracklist, la band abbia voluto andare inizialmente sul sicuro, con pezzi dalla chiara impronta vintage (la magnifica e “valentiniana” “Café Crash” su tutte), per poi concedersi qualche piccola deviazione, dalle melodie zuccherose di “Hate You When You Smile” all’incipit acustico di “All That’s Left”, fino alle componenti più rallentate ed eteree dei tanti passaggi ove rifulge il cantato di Kathryn Smith, che aggiunge una grazia tutta femminile a brani sfuggenti, a tratti persino morbidi e pacati ma in prevalenza caratterizzati da un suono corposo, più spesso implosivo che detonante.

“All Of The Stars” non è certo un lavoro capace di segnalarsi per la novità della proposta musicale, ma è sufficiente evitare di liquidarlo come qualcosa di inevitabilmente “già sentito” per cogliere quanto di buono siano ancora in grado di offrire i Secret Shine, dopo così lungo silenzio. Ritrovarli non può essere altro che un piacere per quanti amino perdersi tra chitarre liquide e melodie evanescenti, nonché la dimostrazione della perdurante vitalità di un vecchio spirito che, quanto meno in questa versione così poco rielaborata, riesce a risultare più genuino come interpretato dagli artefici di una volta che da calligrafici emuli, attenti soltanto ai suoi aspetti formali.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 31 maggio 2008 da in recensioni 2008.
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