music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Magnitogorsk

PORT-ROYAL/ABSENT WITHOUT LEAVE – Magnitogorsk
(Sound In Silence, 2008)

Città siderurgica della Russia centrale, fondata da Stalin negli anni trenta in ragione della presenza nella sua zona di giacimenti di minerali di ferro: il suo nome significa infatti “città della montagna magnetica”. Questi sono i dati salienti reperibili riguardo Magnitogorsk, centro di mezzo milione di abitanti tra Europa e Asia, al quale i port-royal – in coerenza con l’immaginario post-socialista cui spesso si sono ispirati – hanno inteso dedicare questa produzione del tutto peculiare che, a pochi mesi di distanza dall’album di remix “Flared Up”, li vede protagonisti accanto al giovane artista greco George Mastrokostas, aka Absent Without Leave.

Proprio per l’etichetta di quest’ultimo, Sound In Silence, esce questo split in edizione limitata a cinquecento copie, confezionate a mano e provviste di copertine differenti, particolare anche nel suo contenuto, equamente ripartito in tre tracce inedite e un remix reciproco a testa.
Vi è però un’altra particolarità negli oltre cinquanta minuti di “Magnitogorsk”, e per comprenderla non c’è nemmeno bisogno di leggere le scarne note accluse al cd, ma è sufficiente l’ascolto dei brani e un minimo di conoscenza dei percorsi musicali degli artisti coinvolti: soprattutto nel caso dei port-royal si tratta, infatti, di una sorta di ritorno al futuro, a uno stadio della loro produzione solo in parte consequenziale ad “Afraid To Dance” e alle successive prove dal vivo e invece ben più radicato nell’epoca delle loro origini musicali, seppur riviste alla luce di una sensibilità più matura e attuale.

I tre brani inediti della band genovese riportano date che vanno del 2003 al 2008 e sono, in effetti, inediti solo fino a un certo punto, almeno avuto riguardo ai quasi nove minuti dell’iniziale “Ernst Bloch”, che richiamano “Flares” e – non a caso – il brano “Karola Bloch”, del quale questo sembra costituire l’altra faccia della medaglia, più asciutta e maschile, ma pur sempre costellata da sonorità dense e rilucenti, nonché da field recordings vocali, la cui identità rispetto al brano compreso nell’album di debutto stabilisce con evidenza il legame. Benché anche qui non manchino incursioni ritmiche prossime allo stile di “Afraid To Dance”, le atmosfere risultano più dilatate e notturne, contemplando la deriva quasi ambientale di “Severnaya” e gli inserti di strumentazione reale di “Agent 008 Codename Littlehorses (Aka The Lazybones)”, che inizia con un ottimo pianoforte (elemento indubbiamente suscettibile di ulteriore valorizzazione) per poi presentare un improvviso irrompere di chitarra. Analogamente denso e lavorato risulta il rimaneggiamento in una cupa chiave metropolitana di “Zobione Pt. 2”.

Anche la metà del lavoro appannaggio di Absent Without Leave comprende, accanto a brani di composizione più recente, altri scritti prima dell’album “Postcards From Nowhere” e pertanto maggiormente inclini a iterazioni chitarristiche incorniciate da battiti elettronici. Per quanto questi ultimi risultino il semplice prodotto di una drum machine, il loro inserimento su lenti accordi di chitarra ne esalta i caratteri introspettivi, dettando i tempi di sonorità ammantate di insospettabile calore umano. In misura ancora maggiore rispetto all’album, si percepisce una certa affinità con le composizioni di Yellow6, in particolare con quelle completate in maggior misura dall’elettronica (si pensi allo splendido “Melt Inside”, piuttosto che alle opere più recenti). Prova ne sono il compassato andamento di “On A Carousel” e il più pronunciato beat di “Evening Walks”, ma soprattutto gli undici minuti di “My Music Is Still Sad Though I Found My Happiness” (titolo che è quasi un manifesto artistico), costruiti attraverso la progressiva sovrapposizione di elementi, dalla staticità degli accordi chitarristici al concreto battito elettronico, che incornicia una melodia mai così compiuta ed efficace.

Ideale punto di approdo del lavoro è il conclusivo remix, nel quale ogni differenza stilistica tende a scolorare e la stessa paternità dei suoni finisce per confondersi in un’interazione bilanciata e tale da rivelare la comunanza di spirito e sensibilità sottesa alla musica degli artisti impegnati in questa classica “uscita minore”, sufficiente però a confermare la passione riposta dai port-royal nell’esplorazione di nuovi territori e le qualità dell’artista greco, che magari proprio dalla vicinanza con la band genovese potrà trarre occasione per farsi conoscere meglio nel nostro Paese.

(pubblicato su ondarock.it)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 5 novembre 2008 da in recensioni 2008.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: