music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

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PETER BRODERICK – Home
(Bella Union, 2008)

Il più volte procrastinato album di debutto, “Float”, la partecipazione al tour degli Efterklang, collaborazioni nelle più recenti opere di Horse Feathers e Library Tapes, e adesso un nuovo lavoro, nel quale sviluppare semplici suoni acustici, cimentandosi in maniera più decisa con la scrittura delle canzoni. Non c’è che dire, Peter Broderick è un ragazzo impegnato, che profonde le sue poliedriche qualità artistiche in tante produzioni di natura diversa e in qualche caso anche piuttosto sorprendenti.

Per il giovane di origine danese, il 2008 è stato senz’altro un anno intensissimo, che ne ha rivelato le ottime doti di polistrumentista e una versatilità davvero non comune, in grado di farlo passare con nonchalance dalla modern classical al folk, fino all’applicazione in tali ambiti di una vena melodica prossima a un’impostazione di carattere cantautorale. Accenni della declinazione in tali termini della sua musica, già riscontrabili in “Float” e in particolare nella splendida “Another Glacier” (unico episodio cantato compreso in quel lavoro), vengono adesso sviluppati nei dieci brani di “Home” – album scritto appunto durante un breve soggiorno in Danimarca – che si pone esplicitamente quale altra faccia della medaglia rispetto al precedente; laddove infatti “Float” vedeva Broderick impegnato con composizioni incentrate in particolare sul pianoforte e su una varia strumentazione da camera, “Home” si atteggia in linea eminentemente acustica, delineando una trasposizione in veste di canzoni di melodie compunte e come sempre minimali.

Permane inalterata la predilezione di Broderick per una formula musicale semplice e molto raccolta, che si svolge attraverso un disvelamento incrementale di suoni e strutture in lento ma continuo divenire. Non tragga in inganno l’apparente staticità di brani costruiti quasi esclusivamente su voce e chitarra acustica, poiché al loro interno un esile songwriting (in più di un’occasione ridotto a meri vocalizzi) si accompagna a poche ma significative variazioni di un impianto acustico compassato ma non privo di sfumati crescendo.
Mentre la limpidezza delle melodie e la levità del cantato corale e impalpabile potrebbero far pensare quasi a tardivi riferimenti a quello che una volta veniva etichettato come “new acoustic movement”, l’alternanza tra solitarie trame chitarristiche e passaggi da vera e propria canzone (spesso anche all’interno del medesimo brano) lascia a tratti spazio per strumentali sospesi, che ridisegnano secondo forme diverse le atmosfere concettualmente ambientali già riscontrabili nelle precedenti opere di Broderick, che anche in quest’occasione lavora di cesello sui tempi e sulle brevi sospensioni tra le note, creando un torpore ovattato e raccolto, ormai identificabile quale sua firma di stile, qualunque strumento suoni.

Non si può ancora dire che il giovane artista danese possieda una levatura da songwriter, visto che le canzoni restano appena accennate, risultando davvero efficaci solo in un paio d’occasioni (“Below It”, “Not At Home”); tuttavia le dieci tracce di “Home” costituiscono senz’altro un buon presupposto per contemperare la sua versatilità stilistica non solo con sonnolente melodie circolari, ma con un’insospettabile vena pop acustica. A questo punto non resta che domandarsi incuriositi cosa potrà riservare la prossima produzione di Peter Broderick, salutando nel contempo con interesse l’aggiunta di un nuovo tassello – ancorché piuttosto acerbo – al suo già ampio spettro stilistico.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 13 novembre 2008 da in recensioni 2008.
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