music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Roman Anglais

FELICIA ATKINSON & SYLVAIN CHAUVEAU – Roman Anglais
(O Rosa, 2008)

Passato inspiegabilmente in sordina, nonostante uno dei due artisti coinvolti in questa collaborazione sia riconosciuto tra i più validi compositori contemporanei, quest’album uscito nella prima metà dell’anno per la piccola etichetta O Rosa è il fulgido risultato di un inedito connubio stilistico, nonché dell’ennesimo progetto mutante di Sylvain Chauveau.

È appunto il suo il nome noto tra gli artefici di “Roman Anglais” che, dopo il minimalismo dei suoi lavori solisti, gli approcci sperimentali di On e il cinematico elettro-post di Arca, lo vede impegnato nella predisposizione di tappeti sonori, spazianti dall’elettronica al lavorio chitarristico, per la declamazione dei testi da parte della voce, solenne e sensuale al tempo stesso, di Felicia Aktinson, il cui contributo rappresenta la novità più interessante e decisiva per la definizione della fisionomia dell’album.
Artista a tutto tondo, impegnata altresì nella poesia e nelle arti visuali, in campo musicale la Atkinson si definisce con un gioco di parole autoironico una “lo fille”, affascinata dall’elettronica minimale e dalla bassa fedeltà. Già collaboratrice del progetto Stretchandrelax e presto attesa a un album solista di debutto, la Atkinson non si è qui limitata a fornire la propria voce alle composizioni di Sylvain Chauveau, ma ha scritto anche i testi di due dei quattro lunghi brani compresi nell’album.

Tappeto sonoro più spoken word, atmosfere immobili e dense di seducente pathos: il gioco potrebbe apparire semplice e persino scontato, solo che appena al di sotto di una superficie formale non sempre agevole da attraversare, “Roman Anglais” regala passaggi capaci di lasciare senza fiato, tra mantra vocali e variazioni strumentali, spesso quasi impercettibili nel costante dipanarsi dei singoli brani, ma decisamente significative tra un brano e l’altro.
Nel volgere dei quaranta minuti dell’album si passa infatti dall’ipnosi psichedelica di “Aberdeen” – che vede Chauveau filtrare cullanti note chitarristiche mentre Felicia stilla vocalizzi eterei – alla spoglia concretezza di “‘How The Light”, brani che mostrano le due facce della medaglia delle trame strumentali, protese addirittura su risplendenti derive Carter-iane nel primo caso, decisamente più convenzionali e quasi del tutto prive di effetti nel secondo. La seconda parte del lavoro rivela invece le sue caratteristiche più interessanti, prima attraverso le pulsazioni elettroniche di “Dans La Lumière” – brano di disorientante intensità che potrebbe essere la declinazione secondo un raffinato romanticismo francese delle elaborazioni di Labradford e Pan American – e poi nella conclusiva title track, diciotto minuti di incastri chitarristici e soffici tratteggi elettronici ai quali la voce della Atkinson dona sobria armonia.

Intimo e straniante, sospeso tra sperimentalismi concettuali ed estrema fragilità emotiva, “Roman Anglais” sfugge a inquadramenti, riuscendo a trasporre in musica la descrizione di immagini di grigia e raccolta bellezza, ulteriore forma di “colonna sonora” immaginaria creata da Sylvain Chauveau, che nel fascino vocale anglo-francese di Felicia Atkinson trova nuovo e acconcio completamento.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 17 novembre 2008 da in recensioni 2008.
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