THE GENTLE SPRING
Looking Back At The World
(Skep Wax / Too Good To Be True, 2025)
Ormai da parecchi anni, non è così comune avvicinarsi a un disco senza acquisire o comunque intercettare quanto meno le informazioni di base che lo riguardano. Eppure, come per uno di quegli esperimenti di degustazione alla cieca, non c’è bisogno di alcuna informazione per associare istintivamente l’album di debutto di The Gentle Spring a una stagione musicale tanto risalente quanto ben individuabile. La scorrevolezza delle canzoni, la loro schiettezza emotiva, la delicatezza degli arrangiamenti e le tematiche nostalgiche e riflessive dei testi rimandano senza esitazioni alla stagione della Sarah Records e, con ancora maggior precisione, a quella dei Field Mice, probabilmente la band più caratterizzante il suono e l’estetica dell’etichetta inglese a inizio degli anni Novanta.
Solo dopo i primi approcci alla cieca a “Looking Back At The World” ho scoperto l’esattezza di quei richiami, peraltro fin troppo evidenti. The Gentle Spring (denominazione a sua volta perfettamente coerente con quell’estetica) è infatti la nuova avventura creativa di Michael Hiscock, che dei Field Mice è stato fondatori e bassista, e ha poi accompagnato Bobby Wratten nelle sue incarnazioni successive, da Trembling Blue Stars e Lightning In A Twilight Hour. The Gentle Spring nasce in Francia, con una line-up completata dalla sua nuova partner musicale Emilie Guillaumot (voce, tastiere) e dal chitarrista Jeremie Orsel, dopo che Hiscock ha cominciato quasi per gioco a suonare una chitarra acustica, partendo dagli accordi più semplici. Proprio questa sua genesi rende “Looking Back At The World” un album essenzialmente acustico, dominato da chitarra e pianoforte, con poche rifiniture elettriche, e intriso di una spiccata indole nostalgica, nei temi ben più che nel suono, che invece lo discosta con decisione da quella che sarebbe potuta risultare un’operazione meramente emulativa di quanto realizzato ormai anche trenta e più anni fa. Al pari di quella del suo sodale Bobby Wratten, la poetica di Hiscock si ritrova maturata e affinata dal tempo, tanto da rendere lo spirito e le tematiche delle quali erano già imbevute all’epoca persino più coerenti se proposte da musicisti ormai anche ultracinquantenni.
Quello che poteva essere e non è stato (qualcuno si ricorda di “The Ghost Of An Unkissed Kiss”?), il trascorrere inesorabile del tempo e i cambiamenti di prospettiva che reca con sé, lo sguardo retrospettivo a tempeste sentimentali mai del tutto esaurite e gli inevitabili bilanci esistenziali dell’età di mezzo costituiscono il nucleo centrale di tutte le dieci canzoni di “Looking Back At The World”, che ne declinano le storie con consapevolezza adulta, ma con uno spirito pienamente coerente con le inclinazioni dei tempi della propria (post-)adolescenza. Tutto ciò è condensato con estrema leggerezza in popsong estremamente scorrevoli, pennellate da delicate filigrane acustiche e arrangiamenti misurati, che ne plasmano le atmosfere in un equilibrio tra romanticismo, disincanto e nostalgia che colpisce in tutte le sue diverse sfaccettature.
Benché dal punto di vista del suono siamo ben distanti da quello delle origini di Hiscock, le sue canzoni odierne ne costituiscono la naturale evoluzione, secondo sfaccettature di volta in volta diverse, che spaziano da tinte pastello primaverili (sic!) a chiaroscuri pur dolcemente malinconici di una poetica in perenne autunno. Brani come “Untoched”, “The Girl Who Ran Away”, “Comments In The Streams” e “The Reason Why You Lie” non meritano la brutta definizione di “instant classic” poiché atro non sono che canzoni senza tempo, prodotte da uno spirito creativo decantatosi nel corso degli anni e che torna ora a manifestarsi con luminosità per certi versi sorprendente, reinventandosi nei suoni e nell’approccio alla scrittura.
Il pop adulto e orgogliosamente di retroguardia di The Gentle Spring potrà forse colpire i cuori di pochi, non soltanto tra i nostalgici della Sarah Records, ma se vi riuscirà lo farà incondizionatamente, perché per alcune storie, esperienze e sentimenti, il tempo non è altro che un mero dato numerico e, per fortuna, “Looking Back At The World” è qui e adesso e già fin d’ora si può dire senza timore di smentita che sarà tra i dischi da ricordare alla fine dell’anno.