music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

coastal_beneath_the_snow_and_streetlightsCOASTAL – Beneath The Snow And Streetlights
(Words On Music, 2015)*

Fa un certo effetto ritrovare il nome dei Coastal su un disco, oltre dieci anni dopo la pubblicazione del loro secondo lavoro “Halfway To You” (2004). Quel gioiello di delicatezza narcolettica e minimalismo (a)ritmico, al pari dell’omonimo debutto datato 2001, occupano un posto prediletto nel cuore di quanti, in quegli anni, scoprivano nella band guidata da Jason e Luisa Gough e nell’etichetta Words On Music un’oasi di pace e introspezione, di tempi rallentati e sogni ad occhi aperti.

La traduzione in chiave (estremamente) minimale dei riverberi e delle sospensioni dello shoegaze e il dolce torpore dei tempi dilatati dello slow-core si incontravano nella musica dei Coastal con l’estatico intreccio di carezze melodiche ovattate, fragili e preziose come filigrane di vetro soffiato. Quella magia non è del tutto svanita nel corso degli anni, e non soltanto dalla memoria di chi ha continuato ad assorbirne il fascino e ad attenderne nuove testimonianze sotto forma di un disco, più volte annunciato e puntualmente rinviato.

Quel disco, a rigore, non è nemmeno “Beneath The Snow And Streetlights”, che è piuttosto una raccolta composta in parte di versioni alternative di brani editi, in parte affiorati in superficie in formato digitale o quali contributi a compilation nel corso del decennio di eclissamento della band, ma in parte anche di canzoni nuove. Sono cinque, sulle quindici complessive del lavoro, che oltre al merito di riportare i coniugi Gough alla produzione discografica ha quello di presentare in forma organica lo sparuto materiale realizzato nell’ultimo decennio, aggiungendovi qualche ulteriore piccola “chicca”, quale ad esempio l’ipnotica versione acustica di “Infrared”, brano conclusivo dell’album di debutto, realizzata in collaborazione con Taylor Deupree e finora rimasta inedita.

Per materializzare nuovamente l’incanto dei Coastal sono sufficienti i primi sonnolenti accordi dell’inedito d’apertura “We Drink To Remember”, la danza al rallentatore delle voci estatiche di Jason e Luisa e quell’atmosfera sospesa creata da riverberi evanescenti e dalle cristalline risonanze di campanelli adamantini. C’è un senso di confidenza discreta e di raccoglimento domestico, di naturalezza tanto vivida da apparire come se non fosse mai stato smarrito; infatti non è lo è stato, come dimostrano la grazia atemporale di vecchi brani quali “Ashes”, “Winter” e “San Malo” (quest’ultima presente sia nella versione acustica che nella toccante ninnananna al pianoforte finale) e l’ovattata quiete nevosa dell’accoppiata “Snowfall”-“Snow In Bethlehem”, le modulazioni sognanti di “Avalon” e il granuloso frammento di riverberi “Shivering”, il soffice calore acustico di “An August Night” e persino una versione di “Silent Night” che più intima e rapita non potrebbe essere.

In “Beneath The Snow And Streetlights” si ritrova tutto il pacato universo di sentimento dei Coastal, un rifugio dalla frenesia del mondo esteriore e dalle tempeste dell’animo; uno scrigno di emozioni semplici e autentiche nel quale chi già amava il quartetto dello Utah tornerà a ritrovarsi non senza un briciolo di commozione ma con la spontaneità di chi non se ne è mai davvero allontanato, nonostante il tempo trascorso, un piccolo tesoro da scoprire per tutti gli altri, la perdurante testimonianza di uno spazio musicale delicato e cullante, sospeso a mezz’aria tra vapori dal lento moto circolare, ma molto, molto vicino al cuore.

*disco della settimana dal 9 al 15 marzo 2015

http://www.coastalrock.com/

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2 commenti su “

  1. giadep
    9 marzo 2015

    che buona educazione, Coastal

  2. Pingback: inni in vani

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