music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

louise_le_may_a_tale_untoldLOUISE LE MAY – A Tale Untold
(Folkwit, 2015)*

Quella di Louise Le May è una storia che viene da lontano, una storia che non parte dalla “cameretta” ricorrente per tante giovani e giovanissime interpreti nate nell’era digitale e in quella dell’autoproduzione casalinga. Non si tratta solo di una questione anagrafica, visto che l’artista inglese debutta con un disco sulla lunga distanza soltanto alle soglie dei cinquant’anni, ma soprattutto di biografia e sensibilità personale, che hanno attraversato decenni di una passione musicale sempre viva, eppure defilata nella vita di chi ha cominciato con i dischi dei Beatles, ha preso lezioni di canto da una cantante d’opera negli anni ’90 e ha instaurato una serie di collaborazioni, fino all’incontro con Louis Philippe, piccolo grande genio del pop che nel 2009 le ha dato per la prima volta l’opportunità di incidere cinque delle sue canzoni, raccolte nel mini-album “Tell Me One Thing That Is New”.

Ancora Louis Philippe è artefice degli arrangiamenti e della co-produzione di “A Tale Untold”, debutto frutto di lunga gestazione umana e artistica, nel quale le doti di Louise Le May brillano in tutta la loro cristallina purezza, confermando in maniera eccelsa l’affermazione dallo stesso Philippe riferita a un’artista che “sembra abitare un mondo tutto suo, non codificato, capace di una dolcezza ultraterrena, ma, allo stesso tempo, concerto e pieno di desiderio”. “A Tale Untold” pare infatti davvero provenire da un universo espressivo nel quale stili e coordinate spazio-temporali presentano modalità di funzionamento ben diverse rispetto a quelle dell’attuale panorama musicale: la “voce” di Louise Le May, coltivata attraverso i decenni, mostra infatti di aver raggiunto il grado di maturazione necessario a farla finalmente manifestare nella sua leggerezza e profondità lirica, sostenuta e dolcemente abbracciata da arrangiamenti orchestrali di un’eleganza misurata, d’altri tempi.

In tempi nei quali pompose produzioni orchestrale non sostenute da adeguato spessore cantautorale (ogni riferimento all’artefazione di Joanna Newsom è tutt’altro che casuale…), le canzoni di “A Tale Untold” brillano per spontanea intensità, veicolata da interpretazioni che combinano tratti incantati e sottile tensione emotiva e arrangiamenti che rimandano a una raffinatezza ormai smarrita in altri tempi. Il contegno espressivo di Louise Le May fa infatti balenare immagini di teatri rifiniti da velluti e arredi d’epoca, eppure nelle sue canzoni non c’è davvero nulla di sovrabbondante, nessun orpello che ne alteri il contenuto ma solo rifiniture che ne esaltano la naturale bellezza.

Così, la grazia senza tempo dell’artista inglese rifulge in tutta la sua classe tanto in semplici ballate al pianoforte (“Furniture” e la title track di chiusura), quanto in frammenti dal distante retaggio folk (“Coal-Marble-Stone”) e persino quando si associa a cadenze ritmiche sbarazzine e sorprendenti (“Radium Smile”). L’essenza più pura di “A Tale Untold” risiede tuttavia nell’equilibrata associazione della delicatezza interpretativa della Le May a contesti orchestrali ariosi (“Broken Child”), vivaci (“Cassandra”), sognanti (“Photographic”) e profondamente romantici (“Thunderbird”).

È davvero un altro mondo quello delle canzoni di Louise Le May, un mondo tratteggiato da poche pennellate morbide ma decise, da contemplare come una tela d’autore la cui armoniosa bellezza prescinde dalla collocazione fisica o temporale ma che in “A Tale Untold” è, dopo lunga attesa, finalmente ora e qui.

*disco della settimana dal 23 al 29 novembre 2015

http://www.louiselemay.com/

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2 commenti su “

  1. Riccardo
    29 novembre 2015

    Album piacevolissimo; molto debitore di alcune cose di Kate Bush, in certi frangenti e nella pasta vocale. Lo spessore cantautoriale di Joanna Newsom è enorme, ma vabbe’.

  2. rraff
    29 novembre 2015

    Contento che ti sia piaciuto, al di là di qualsiasi pur comprensibile ricerca di ascendenze. La Newsom è un po’ un mio nervo scoperto, per il quale sono consapevole di avere una posizione minoritaria, ma continuo a pensarla convintamente così.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 novembre 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , .
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