OFFTHESKY & THE HUMBLE BEE – We Were The Hum Of Dreams (Laaps, 2020)* Oltre a una polverosa patina analogica, un altro elemento caratteristico ha rappresentato una costante negli oltre vent’anni di produzione discografica di Craig Tattersal: la ricerca di un equilibrio tra atmosfera e armonia, nel cui fragile ecosistema sonoro possa coesistere stabilmente anche…

ART OF FIGHTING – Second Storey (Trifekta, 2004) Gli australiani Art Of Fighting sono una vera e propria band di culto, non ancora assurta al meritato successo (nemmeno di critica), forse anche per la loro pervicace marginalità dai circuiti distributivi principali, avendo pubblicato finora due Ep e due album sulle sole etichette australiane Half A…

GRACE CATHEDRAL PARK – In The Evenings Of Regret (La Verdad, 2004) Nell’ambito dell’ingente mole di musica strumentale che, prodotta nell’ultimo decennio, è stata spesso riassunta nella definizione “post-rock”, si possono ormai operare alcune più precise distinzioni di fondo, tra gli sperimentalismi cervellotici, le avventure ambientali ed elettroniche e il perdurante utilizzo di strumentazioni rock…

THE ALBUM LEAF – In A Safe Place (Sub Pop, 2004) Oltre che luogo reale affascinante, l’Islanda sembra essere sempre più terra musicalmente prolifica, oltre che “luogo dell’anima” per molti artisti internazionali. È il caso anche di Jimmy LaValle (polistrumentista e chitarrista già nei Tristeza), che, per la registrazione del suo terzo album sotto il…

PAN AMERICAN – Quiet City (Kranky, 2004) Il paesaggio delle luci di una città al crepuscolo, osservato dal finestrino di un treno in movimento da un viaggiatore senza volto – probabilmente un pendolare esausto al termine di una giornata di lavoro – che con placidità riflette sul proprio tempo e sulla propria vita, attraversando “non-luoghi”…

TANAKH – Dieu Deuil (Alien8 Recordings, 2004) Non mi sono mai annoverato tra coloro che negli ultimi anni hanno ritenuto indispensabile una via d’uscita dagli sperimentalismi e dai presunti eccessi intellettualistici di certo “post-rock”, forse perché l’uso di quella definizione, frettoloso, semplicistico e potenzialmente onnicomprensivo, non mi è mai andato del tutto a genio. Non…