music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

ROB ST. JOHN – Weald
(Song, By Toad, 2011)

Potrebbe sembrare tardivo proporre, già nella seconda metà del 2012, un disco uscito quasi un anno fa, ma quello in questione lo merita senza indugio. Perché allora non approfittare della calma estiva per recuperare un piccolo gioiello passato quasi completamente sotto silenzio, almeno in Italia, come il debutto sulla lunga distanza del cantautore originario di Burnley Rob St. John?

Cantautore, sì, ma portatore di uno spettro espressivo straordinariamente ricco e di un’intensità assai rara da riscontrare, in grado di colpire da subito per profondità e schiettezza. Le radici di St. John affondano sì nel folk, così come le sue fonti di ispirazioni contemplano i paesaggi bucolici delle alture che congiungono il nord dell’Inghilterra con la Scozia, dove ha trovato veicolo per le sue canzoni nella piccola ma acuta etichetta do-it-yourself Song, By Toad. Ma la sua musica non è solo dimessa narrazione di luoghi e sentimenti, poiché in “Weald” l’artista inglese si dimostra capace di ammantare l’asprezza di un crooning dagli spiccati accenti lirici di soluzioni sonore variegate, che spaziano dalla stasi ipnotica che incornicia le poche note di “The Acid Test” all’incedere elettrico in vibrante crescendo della splendida “Sargasso Sea”.

St. John eccelle comunque nell’atmosfera complessiva dei suoi pezzi, che corrono sul filo di una tensione abilmente creata attraverso arrangiamenti d’archi avvolgenti ma sempre molto austeri (“Vanishing Points”, “Stainforth Force”, “An Empty House”) e venati di un’oscurità le cui componenti drammatiche sono enfatizzate da ritmiche cadenzate e dall’aspra circolarità di riff elettrici reiterati (“Domino”). In entrambi i casi, si percepisce come St. John abbia idealmente “sconfinato”, abbracciando da un lato il folk gentile del Fence Collective (James Yorkston, King Creosote) e dall’altro respirando i tratti più ruvidi e inquieti di un Adrian Crowley o come quelli che diedero luogo al capolavoro di Jason Molina, “The Lioness”.

Dolcezza e forza, romanticismo e intensità espressiva fanno di “Weald” un album grondante sensazioni forti, che tuttavia non rinuncia a passaggi di maggiore essenzialità, nei quali l’interazione di chitarra e voce lascia parimenti rifulgere la classe cantautorale messa in mostra da Rob St. John in un album che merita senza dubbio una pur tardiva (ri)scoperta.

http://robstjohn.tumblr.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 10 agosto 2012 da in recensioni 2011 con tag , , , , , , , .
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