music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

moddi_set_the_house_on_fireMODDI – Set The House On Fire
(Propeller, 2013)

Deve esserci qualcosa di davvero speciale nelle atmosfere dei Paesi scandinavi; qualcosa che molti musicisti provenienti da quelle lande devono aver respirato insieme all’aria rigida di inverni illuminati da preziose stille di luce fioca, magari in contesti a diretto contatto con la natura.
Sarà pure un caso – se non addirittura un cliché – ma di fatto capita piuttosto spesso che certe proposte musicali provenienti da quella zona d’Europa si distinguano fin dalle prime note per i loro paesaggi incantati, sospesi tra solitudine, rapita contemplazione e sottile inquietudine, non solo quando disegnano immaginari astratti ma anche quando narrano le storie reali o legate alle tradizioni dei luoghi.

È così anche per il norvegese Pål Moddi Knutsen, in arte semplicemente Moddi, che dopo il pregevole debutto “Floriography”, tributato di un paio di candidature ai Grammy nazionali nel 2010, si è ritirato tra i boschi del Telemark (zona montuosa a ovest di Oslo) per riaversi dal prosciugamento mentale e fisico conseguito al primo album e al relativo tour. In quei luoghi, smentendo l’intenzione di non realizzare mai un secondo disco, il giovane norvegese ha invece cominciato a scrivere, a partire soltanto da chitarra e voce, le undici tracce oggi raccolte in “Set The House On Fire”.

Eppure, a dispetto delle essenziali premesse che vi hanno presieduto, l’album mostra Moddi alle prese con una declinazione della propria romantica matrice folk che, grazie a un successivo lavoro di arrangiamento e composizione, lo vede cimentarsi con una miriade di suoni e strumenti, dagli archi alle ritmiche, dalla fisarmonica al pianoforte, senza disdegnare tenui inserti d’organo ed elettronica.

La risultante della ricca tavolozza sonora utilizzata è un vivace affresco nel quale ballate introspettive dai toni vagamente nostalgici (su tutte “House By The Sea” e la toccante “For An Unborn”) si alternano a bozzetti romantici e a un paio di cedimenti a uno spleen a metà tra le verdi vallate del primo Bon Iver e le claustrofobiche visioni metropolitane di Thom Yorke. Ciononostante, “Set The House On Fire” appare comunque un album molto sentito e ispirato, in particolare nei numerosi passaggi nei quali dosati arrangiamenti orchestrali sostengono melodie di chitarra o pianoforte, completata dal coinvolto lirismo interpretativo di Moddi, al quale si affianca quello dell’amico-ospite Einar Stray.
Un’altra piccola magia di sentimento, colorata di sublimi tinte nordiche.

http://www.moddi.no/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 17 marzo 2013 da in recensioni 2013 con tag , , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: