music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

sweet_baboo_shipsSWEET BABOO – Ships
(Moshi Moshi, 2013)

È abbastanza inspiegabile come il talento di Stephen Black sia finora rimasto confinato al culto di pochi indefessi appassionati pop (in senso lato). Eppure, il terzo album del suo personale progetto Sweet Baboo è stato pubblicato ormai qualche mese fa da un’etichetta di rilievo quale Moshi Moshi, il suo tono ironico e scanzonato e la brillante vena pop di gran parte dei suoi brani avrebbero tutte le carte in regola per affermarsi, compreso un tocco di vaga eccentricità nei testi e nelle soluzioni sonore.

“Ships” è un lavoro brioso, dominato dai fiati e supportato da una vivace sezione ritmica, eppure non alieno da una commistione di suggestioni agrodolci, come si conviene a ogni buon disco pop. Proprio al pop britannico più raffinato rimandano il passo sbarazzino del brano d’apertura “If I Died.” e il profluvio di fiati del singolo “Let’s Go Swimming”, archetipo della formula prescelta da Black, i cui esordi non a caso sono quelli di sassofonista accanto agli Slow Club, e votata alla propulsione, attraverso progressivi rilanci da banda – più che da orchestra – di melodie rigogliose, animate da un humour britannico che sfocia quasi nel non-sense. Non possono infatti passare inosservati titoli quali “The Morse Code For Love Is Beep Beep, Beep Beep, The Binary Code Is One One” e “C’mon Let’s Mosh!” (probabile gioco di parole la scatenata danza rock e l’approdo all’etichetta discografica), per non parlare di un verso che suona “Daniel Johnston has hundreds of great tunes, and I’ve got six”, collocato nel brano di apertura di un disco che ne conta dieci…

Nello scanzonato mondo di Black, dominato da una brass-band e popolato da tastierine e mostri a 8-bit, vi è tuttavia spazio anche per qualche momento di sottile malinconia, affiorante nel (relativo, eppure credibile) understatement della breve “Chubby Cheeks” e in sparuti passaggi atmosferici, nei quali il frastuono degli ottoni e l’incalzare delle ritmiche si placano per lasciare spazio a orchestrazioni relativamente più moderate. Black dimostra così di saper essere anche estremamente serio nella composizione di una tavolozza pop dai colori sgargianti e dal piglio ironico, senz’altro in grado di strappare sorrisi per la quarantina minuti di durata del frizzante “Ships”.


http://sweetbaboo.co.uk/

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Questa voce è stata pubblicata il 24 settembre 2013 da in recensioni 2013 con tag , , , , , , , .
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