music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

i_am_oak_ols_songdI AM OAK – Ols Songd
(Snowstar, 2014)

Lungo i tre dischi del suo progetto I Am Oak, Thijs Kuijken si è costruito una solida reputazione che lo ha portato a essere songwriter molto apprezzato ben oltre i confini della sua Olanda.
Eppure l’artista di Utrecht continua a tener fede all’abituale basso profilo, che viaggia di pari passo con una notevole prolificità. Così, ritardando appena di qualche mese sulla media di un album all’anno, Kuijken ritorna simbolicamente a casa dopo il rifugio nel nulla del precedente “Nowhere Or Tammensaari” per rimettere mano e riportare alla luce, con nuovi arrangiamenti, le vecchie canzoni del suo primo lavoro autoprodotto, alcune delle quali già abitualmente incluse nelle scalette dei sui concerti come “Birches” e “Honeycomb”.

Lo spirito è ben distante da quello della retrospettiva, poiché, come lo stesso artista olandese racconta, la fuggevolezza dell’ispirazione sottostante a qualsiasi canzone ne rende per ciò stesso il risultato già “vecchio” – o comunque – non più attuale rispetto al momento stesso in cui fuoriesce in via definitiva dalla sfera dell’artista. È un po’ l’eterno dilemma della riconducibilità dell’opera alla paternità del suo autore, che in “Ols Songd” Kuijken e soci non si premurano certo di risolvere dal punto di vista filosofico, ma del quale si limitano soltanto a fornire uno spaccato creativo che riassume passato e presente in undici cartoline sonore nelle quali il delicato impressionismo acustico di I Am Oak torna a manifestarsi con una levità densa di sentimento.

Abbandonando almeno in parte la varietà di soluzioni cameristiche e bluesy del lavoro precedente, nelle sue undici nuove/vecchie canzoni Kuijken ritorna a una dimensione intima ed essenziale, nella quale il suo delicato intimismo acustico si condensa in una serie di ballate umbratili, dalle armonie stillate con timidezza (“Furrows”, “Pollen Of The Plains”, “Covers Cover”). Benché, in particolare nella prima parte della tracklist, non manchi qualche spunto di malinconico folk elettrico da “cowboy europeo” (“Yojihito” e la stessa “Honeycomb”), “Ols Songd” conferma come Kuijken si trovi a proprio agio soprattutto con timbriche sfumate ed essenziali contesti acustici, nei quali far scorrere con naturalezza le proprie confidenze agrodolci, tutt’al più incorniciate da una misurata coralità come nello splendido finale “Birches”.

La durevolezza delle canzoni e la volatilità dei sentimenti che le hanno originate trovano così un punto d’incontro, tale appunto da cristallizzare nel tempo l’ispirazione frutto della sensibilità di Thijs Kuijken, attestatasi ormai su un pregevole grado di maturazione.

http://iamoak.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 31 gennaio 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , .
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