music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

loose_freight_mercyLOOSE FREIGHT – Mercy
(Self Released, 2015)

La prima proposta dell’anno a venire alla luce in forma di autoproduzione dai sotterranei della miniera folk di Portland è il debutto di un terzetto che si fa chiamare Loose Freight, incentrato sulla personalità del cantautore Marty Moran, il caldo timbro vocale plasma le otto canzoni di “Mercy”, alternamente guidate da chitarra e pianoforte. Alla versatilità strumentale di Moran si associa quella degli altri due componenti della band, che insieme formano un piccolo ensemble chamber-folk nel quale compaiono organi, violino, mandolino e percussioni.

Il linguaggio applicato dalla band si discosta tuttavia in maniera sensibile dai canoni indie-folk, ricollegandosi invece a quelli delle tradizioni americani, senza edulcorazioni ulteriori rispetto ad arrangiamenti comunque sempre misurati, principalmente intesi a fornire colore alle storie di Moran, ammantate dalle sensazioni malinconiche della distanza ma, come da lui stesso affermato nelle scarne note di accompagnamento dell’album, trasformate in canzoni registrate con spirito gioioso.

La suggestione del viaggio attraverso grandi spazi desertici, in qualche misura suggerita dalla copertina del lavoro (per ora pubblicato solo in formato digitale a offerta libera), è rispecchiata da tutto il corso della mezz’ora della sua durata, lungo la quale semplici cammei strumentali sono sufficienti a modellare i brani secondo sfumature diverse, ma tutte nell’alveo di un classico registro country-folk. È il caso, ad esempio del violino che avvolge in una patina antica “A Girl In Bull Shoals”, dell’inserto d’armonica che illanguidisce la vivacità di “Sometimes” e delle sbarazzine cadenze country di “I Do, I Do”.

Le canzoni di Moran sono tuttavia dotate di una propria anima schietta ed essenziale, che anzi rifulge maggiormente negli episodi più sommessi, nelle narrazioni di semplici storie in penombra quali quelle di “Valentine” e “Sarah” (quest’ultima sostenuta da una toccante armonia al pianoforte) e dello stesso brano d’apertura “Livingston”, le cui corde di mandolino gentilmente pizzicate fungono da ideale biglietto da visita dell’intera estetica dei Loose Freight, interpreti autentici di un’America profonda, sempre più distante dal rumore di fondo della predominante scena “indie”.

https://loosefreight.bandcamp.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 26 febbraio 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , , .
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