music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

intervista: CARLOS CIPA

A breve distanza dal suo secondo disco, “All Your Life You Walk“, il compositore tedesco racconta il proprio percorso artistico e l’ampliamento di un registro espressivo incentrato non più solo sul pianoforte e rivolto a una dimensione ulteriore rispetto al semplice minimalismo neoclassico.
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Quando hai cominciato a suonare il pianoforte?
Ho cominciato quando avevo sei anni, ai tempi in cui ero in prima elementare. Ho imparato a suonarlo in maniera intensiva attraverso un’educazione classica, al termine della quale ci si può aspettare di diventare un pianista da concerti classici. Dopo di che ho scoperto il piacere della composizione e dell’improvvisazione, allora ho abbandonato il percorso originario intorno ai diciassette anni. Da quel momento in poi, ho preso lezioni di composizione, anche finalizzate specificamente alle colonne sonore, che hanno avuto un’influenza significativa sul mio lavoro. A sedici anni ho iniziato a suonare anche la batteria, che pure ha avuto un ruolo importante nella mia carriera di musicista. Proprio tramite l’esperienza di suonare le canzoni della mia prima band hardcore ho realizzato che la semplice interpretazione di musica classica non mi soddisfaceva affatto e che quindi dovevo cominciare a scrivere miei brani al pianoforte.

Ritieni che il pianoforte sia lo strumento ideale per esprimere la tua ispirazione e i tuoi sentimenti?
Attualmente lo è senza dubbio, perché è lo strumento che so suonare meglio e perché ritengo che tanto meglio si è in grado di suonare uno strumento, tanto più per suo tramite si possono esprimere sentimenti ed emozioni. Inoltre, il pianoforte è un ottimo strumento per comporre e improvvisare, perché grazie alla sua ampia estensione si può imitare un’orchestra intera. Sono davvero molto felice di aver scelto il pianoforte come figlio prediletto…

C’è qualche artista che consideri particolarmente importante nella tua formazione musicale o almeno qualcuno che senti vicino al tuo modo di fare musica?
Non credo che gli artisti contemporanei possano avere reciprocamente un impatto significativo; mi sento ispirato principalmente da artisti che hanno lavorato prima di me o che operano in campi musicali del tutto differenti. Ascolto sempre tanta musica per tutto il tempo che posso, quindi qualsiasi cosa può influenzare il mio modo di pensare, la mia comprensione e il modo di sentire la musica. E credo di poter imparare moltissimo proprio da musica che non ha alcuna relazione con quella che sto creando in questo momento.

C’è stata qualche differenza sostanziale nel processo di creazione e registrazione dei tuoi due dischi?
Nel primo album c’ero praticamente solo io che suonavo le mie canzoni sul pianoforte, con un microfono che registrava tutto. È stato qualcosa di molto naturale, senza un particolare apporto di editing o produzione. Invece il nuovo disco è qualcosa di completamente diverso: ci sono sempre io che suono il piano, al quale però ho aggiunto numerosi altri strumenti, quindi in questo caso il processo di produzione ha assunto un ruolo molto più importante. Ovviamente questo ha avuto un impatto anche sul modo in cui ho dovuto comporre la musica, che è sempre iniziato dal pianoforte, sul quale poi ho scritto le parti di ciascun altro strumento proprio nel corso dell’avanzamento della produzione.

Quale importanza hanno per te i luoghi nei quali registri la tua musica?
Si tratta di un elemento decisivo, visto che registro tutto nel mio studio casalingo! Lì si trova il pianoforte e ogni altro strumento che ho raccolto negli ultimi anni; a volte è difficile lavorare nello stesso luogo dove vivi, perché non si riesce mai completamente a separare casa e lavoro, ma se si tratta di creare musica non sento davvero la necessità di separare le due cose.

Sembra che molti artisti stiano riscoprendo l’essenzialità della musica per pianoforte, da sola o associata a strumenti da camera o all’elettronica: ti sembra un vero e proprio rinascimento neoclassico o piuttosto una tendenza comune ad alcuni artisti sperimentali?
Il pianoforte è uno strumento molto ricco, dotato di una propria tonalità ampia e riconoscibile, per cui può fungere sia da strumento armonico che d’accompagnamento. L’interno del pianoforte è una fonte inesauribile di diversi suoni di ogni tipo, tanto che trovo persino superfluo affermare che si tratti di uno dei più importanti strumenti di tutti i tempi. Per questo ritengo che la sua importanza non sia mai svanita in nessun momento dell’evoluzione musicale, per cui non credo che in questi anni si possa parlare di una sorta di rinascimento di qualcosa che in qualche modo c’è sempre stato.

Per quanto contino le definizioni, cosa pensi dell’espressione “modern classical”? La ritieni adatta alla tua musica?
Le definizioni e i termini che indicano un genere non sono così importanti per me, piuttosto preferisco collocarmi dal punto di vista della percezione della musica e dell’arte nelle loro forme più complete. Eppure, sembra che in tutto il mondo le persone sentano il bisogno delle definizioni per scoprire o apprezzare diversi tipi di musica. Personalmente, non ritengo che l’espressione “modern classical” sia adatta alla mia musica, perché è qualcosa che ha a che fare allo stesso modo con la musica popolare e quella classica; il fatto che suoni il pianoforte e non canti non rende solo per questo la mia musica assimilabile alla classica. Immagino che la mia musica si possa collocare in un certo senso a metà tra la sfera popolare e quella classica; cerco di trarre qualcosa da entrambe, visto che entrambe sono in grado di offrirmi elementi che nell’altra mancano e che al momento sono molto interessato di poter trarre.

Brani contemporanei simili ai tuoi sono spesso utilizzati per colonne sonore, installazioni artistiche e altro ancora: hai mai pensato ad associare la tua musica alle immagini?
Certamente, sono un grande appassionato di cinema e quindi quello di comporre musica per immagini è uno dei miei obiettivi. Ho già realizzato alcuni cortometraggi, ma sono molto esigente in proposito nel voler lavorare con qualcuno o su qualcosa in cui credo molto. Spero che alcuni dei brani del mio ultimo disco possano trovare una loro collocazione in un film, una serie televisiva, nella produzione di balletti, in installazioni o in qualsiasi altro contesto possa adattarsi alla musica. Apprezzo sempre quando creazioni già esistenti trovano una nuova dimensione in grado di relazionarvisi in modo totalmente diverso e interessante.

Hai realizzato un album di pianoforte a quattro mani con Sophia Jani, “Relive“: com’è stata la tua esperienza di lavoro condivisa? C’è qualche altro artista con cui ti piacerebbe collaborare?
Oh, è stato fantastico lavorare con Sophia, visto che siamo fidanzati da tempo e lei è la mia compagna musicale. Ci sono artisti di tutti i tipi con i quali mi piacerebbe lavorare in futuro e sto anche pensando di metter su una band, ma questo è tutto un altro discorso. La prossima cosa che ho in programma è lavorare insieme a un produttore di Monaco di Baviera il cui alias è Occupanther, che ha realizzato un remix di uno dei pezzi del mio ultimo album, che verrà pubblicato a breve. Cominceremo a lavorare insieme a gennaio e sono molto curioso di quel che potrà venirne fuori.

Visto che in “All Your Life You Walk” è presente una strumentazione più ampia rispetto al solo pianoforte, ti piacerebbe suonare accompagnato da una vera orchestra?
Non rientra tra i miei sogni principali, almeno al momento. Mi piacerebbe piuttosto comporre qualcosa da far poi suonare da un’orchestra; questo sì che è uno dei miei obiettivi futuri. Di recente, un quartetto d’archi ha suonato una mia pièce ed è stata una sensazione sorprendente, così che posso solo immaginare quanto splendido possa essere che un’orchestra suoni la mia musica.

Cos’altro ci si può attendere da te in futuro e cosa ti aspetti tu dalla musica?
Mi auguro molto, e per questo mi impegnerò a realizzare cose sempre diverse rispetto a quello che ho fatto in precedenza, ma non per questo penso di abbandonare il pianoforte. In questo momento mi sto divertendo molto a comporre partiture per piccoli ensemble, dalle quali spero di poter ricavare qualcosa da pubblicare. Io stesso non so cosa mi potrà riservare il futuro, ma ho grandi aspettative perché la musica è la mia vita come è sempre stata e sempre sarà, per cui non vedo l’ora di trascorrere la mia vita con tanti diversi tipi di musica.

(pubblicato su Rockerilla n. 413, gennaio 2015 – full English version)

http://carloscipa.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 13 marzo 2015 da in interviste con tag , , , , .
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