music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

barzin_hosseini_rad_qualcosa_che_non_ho_fatto_mi_sta_seguendoBARZIN HOSEINI-RAD – Qualcosa che non ho fatto mi sta seguendo
(Ghost Records & Publishing, 2015)

Capita spesso, con riferimento alla scrittura di un cantautore, di impiegare il termine “poetica”; non a sproposito, perché per lirismo e carica sentimentale i testi cantautorali possono essere spesso paragonati a poesie in musica.

Ciononostante, non manca di fare un certo effetto, anche nell’approccio da parte di chi è abituato a parlare di musica, ritrovare uno dei cantautori più sensibili a spogliare le parole che escono dalla sua penna di ogni ulteriore livello comunicativo, rendendole protagoniste del suo messaggio ancor più di quanto, in maniera straordinariamente efficace, avviene nelle sue canzoni. Non sorprende ritrovare nella vesta di poeta Barzin Hosseini-Rad, tanto per i caratteri intrinseci della sua scrittura musicale quanto il suo desiderio, del resto manifestato in una recente intervista, di occuparsi seriamente delle poesie da lui scritte e accumulate nel corso di tanti anni, con la riservatezza che ne contraddistingue ogni espressione.
Dall’opera di rimaneggiamento e riconsiderazione di quei testi è scaturito un libello, già distribuito dallo stesso Barzin nella sua edizione originale durante il suo tour italiano dello scorso anno, che ora trova una limitata pubblicazione italiana, grazie alla passione e all’impegno di Ghost Records & Publishing e alla traduzione da parte di Fabrizio Coppola.

Benché da un lato sembri strano calarsi nella dimensione di poeta di Barzin da parte di chi ne ha da sempre amato quella cantautorale, la stessa naturalezza con la quale l’artista canadese imprime su carta le parole permette, dall’altro, di ritrovare immediatamente quel bozzolo di delicata introspezione, quella disarmante apertura di cuore della quale sono intrise tutte le sue canzoni. Anche il mood e le stesse costruzioni lessicali sono ben riconoscibili, a partire dal titolo della raccolta “Qualcosa che non ho fatto mi sta seguendo”, tratto da un vero di W.S. Merwin e comunque esempio emblematico di una poetica (appunto…) che, senza eccessi, coltiva il gusto della sospensione, di apparenti ossimori che in realtà non fanno altro che rispecchiare la complessità di un animo capace di un ventaglio di emozioni amplissimo.

Sono mesi che non muoio”, “tengo per me tutte le cartoline che scrivo/ e le rileggo a voce alta come se/ fossero state scritte da qualcun altro” racconta Barzin parlando direttamente al suo lettore, in un gioco di specchi niente affatto forzato, delicato come le sue storie, vero e proprio diario nel quale il poeta non si nasconde dietro metafore ma parla direttamente di sé, in maniera “troppo educata” eppure anche per questo profondissima.
La medesima tecnica, ricorrente anche nella sua produzione cantautorale viene applicata alla materia poetica, come se gli stessi versi di Barzin si distaccassero dalla sfera dell’autore per divenire universali, almeno per tutti i cuori senzienti: “in tutti questi anni ho portato con me i versi di qualcun altro” scrive Barzin nella ”Lettera a Leonard Cohen”, dialogo-omaggio con un cantautore-poeta che non ha mai nascosto di amare moltissimo.

Nei versi di Barzin ricorrono temi e immagini a lui care, dai riferimenti alle stagioni alle vecchie ferite dell’anima, fino all’imprevedibilità della vita e dei sentimenti, anzi di una vita guidata dal sentimento. Non per questo le poesie di Barzin sono canzoni mancate, ma rappresentano un lato della sua personalità inevitabilmente affine e comunque complementare con quello che lui stesso confessa, come sempre sottovoce, di voler continuare a fare “Ma il cuore vuole cantare./ Vuole dire qualcosa/ alla ragazza carina nella fotografia”: un immagine che riassume un’intera poetica intrisa di desiderio e dolce nostalgia.

http://shop.ghostrecords.it/barzin-hosseini-rad-qualcosa-che-non-ho-fatto-mi-sta-seguendo.html

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