music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

intervista: BARZIN

A breve distanza dalla pubblicazione del suo quarto album “To Live Alone In That Long Summer”, e nell’imminenza del nuovo tour che sta per toccare l’Italia, il sensibile cantautore canadese racconta della genesi dell’ultimo disco e del suo particolare rapporto con il nostro Paese. Il dialogo si è concentrato in particolare sull’ultimo periodo, successivo alla precedente intervista, consultabile qui.

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Nuovamente hai avuto bisogno di un buon lasso di tempo per pubblicare un nuovo disco. Raccontaci come hai trascorso i tre anni tra “Notes To An Absent Lover” e “To Live Alone In That Long Summer”.
Ho cominciato a lavorare alle canzoni per il nuovo disco appena tornato dal tour del precedente. In quel momento non ero nemmeno sicuro di voler fare un altro album; a volte capita che dopo aver completato la scrittura di un disco e il relativo tour di promozione non sappia cosa fare nell’immediato futuro. Allora mi sono messo a fare l’unica cosa che conoscevo, ovvero scrivere canzoni e lavorare alla musica. In quel periodo scrivevo musica, ma mi tenevo occupato anche con altre attività. Ho cominciato a occuparmi seriamente delle poesie che in maniera molto riservata avevo scritto e accumulato nel corso di tanti anni, ripercorrendole e rimaneggiandole. Ho raccolto alcune di queste poesie in un libro curato insieme al mio amico Erin Robinsong, che è un importante poeta canadese. È stata una sensazione molto gratificante quella di realizzare un libello da ciò che avevo scritto.
Ho anche collaborato con una band che si fa chiamare Memory House, che mi aveva chiesto di produrre il loro disco. Anche se alla fine il disco è stato prodotto quasi esclusivamente da loro stessi, sono stato accanto a loro per dargli consigli o suggerimenti.

Il titolo del disco è ispirato a un verso del poeta israeliano Yehuda Amichai: in generale, qual è il tuo rapporto con forme d’arte diverse dalla musica? Quali sono le tue preferenze letterarie?
Sì, mi interessano diverse forme di espressione artistica, ma principalmente la letterature e il cinema. Fanno parte della mia vita fin dall’adolescenza e il mio interesse per entrambe non è diminuito nel corso degli anni. Quando ero più giovane, aspiravo a diventare uno scrittore e all’università ho cercato seguire quella strada, ma proprio durante il mio primo anno universitario ho cominciato a dedicarmi seriamente alla musica e di conseguenza ho dovuto mettere da parte il mio desiderio di diventare uno scrittore.

Ho interpretato l’estate di cui al titolo del disco come la quarta delle “stagioni dell’anima”, come in un ciclo corrispondente ai tuoi quattro album. Eppure, il mood di fondo non è poi così allegro e solare: quale influenza hanno le stagioni sul tuo modo di vivere e sulla tua ispirazione artistica?
È una lettura interessante, non ho mai pensato ai miei album sotto quell’ottica e non sono nemmeno sicuro di quale sia veramente il mood di quest’ultimo disco, anzi cerco di non considerarlo in questi termini. Credo tuttavia che ogni stagione abbia una propria qualità, che mi fa sentire e pensare in maniera diversa. Amo le estati, principalmente perché gli inverni canadesi sono molto lunghi. Amo la libertà che l’estate offre, la sensazione di aver sempre un’opportunità di fuga. Ma non sono sicuro verso dove.

Leggendo i riferimenti all’estate nei testi mi è venuto in mente un verso di Piano Magic, “it hurts more to carry a heartbreak through the summer”: condividi una simile sensazione?
Sì, posso rispecchiarmi in quel verso. L’estate sembra un periodo così gioioso, tanto che sembra quasi che se ne tradisca lo spirito portando con sé la tristezza di una sofferenza sentimentale.

Visti i temi e il mood di tutti i tuoi dischi, ritieni la malinconia e la sofferenza sentimentale fonti di ispirazione fondamentali per le tue canzoni?
Penso senz’altro di sentire la necessità di scrivere quando sto attraversando un periodo difficile. Scrivere, per me, è un modo per esprimere le mie emozioni, la musica dà forma ai miei sentimenti e le parole danno il senso di ciò che provo.

Nella ricchezza delle soluzioni sonore e nella maggior vivacità ritmica, “To Live Alone In That Long Summer” conferma l’impressione che in ogni album abbia cercato di aggiungere qualcosa alla tua musica: pensi di aver raggiunto adesso la tua dimensione espressiva ideale?
Gli arrangiamenti di quest’ultimo disco mi piacciono molto. Ho sempre utilizzato una strumentazione e degli arrangiamenti minimali e a volte è difficile immaginare nuove direzioni da prendere quando ci si impone una limitazione nel numero degli strumenti. Per questo sono soddisfatto del modo in cui siamo riusciti a mantenere una coerenza con l’estetica minimale e al contempo far apparire gli arrangiamenti più pieni e ricchi.

Trovi che sia cambiato qualcosa nel tuo approccio alla musica dai primi dischi a oggi? E nella musica che ascolti?
Quando ho cominciato a scrivere canzoni ero molto preoccupato di trovare un suono e uno stile autentico e che potessi sentire rappresentativo della mia “voce”. Col passare degli anni, non ci penso più così tanto ma mi interessa solo scrivere una buona canzone, qualunque sia il genere nel quale possa essere catalogata. Invece i miei ascolti non sono cambiati molto; mi sono sempre interessato a musica di ogni genere e contino ad ascoltare un ampio ventaglio di stili.

Tra gli altri, al disco ha partecipato anche il tuo vecchio amico Tony Dekker e sulle note di copertina si leggono ringraziamenti a Sandro Perri, col quale avevi collaborato all’inizio della tua carriera: com’è condividere con loro e con altri le tue canzoni così personali?
Conosco Tony e Sandro da molto tempo ed entrambi hanno avuto confidenza con la mia musica nel corso degli anni, così che non è mai stato arduo condividerla con loro, per quanto potesse essere personale. Sono entrambi musicisti validissimi, che stimo e rispetto molto per quello che fanno.

C’è qualche artista in particolare con cui ti piacerebbe collaborare in futuro?
Ho da poco suonato insieme a Mark Kozelek. È stato bello sentirlo esibirsi dal vivo, mi sembra un songwriter molto interessante, che cura molto la musica, i testi e il modo di suonare la chitarra, tutte cose che curo molto anch’io. Quindi immagino che possa essere molto stimolante lavorare insieme a lui.

L’ultima volta che to ho visto suonare dal vivo hai eseguito due cover di Jason Molina. La sua recente scomparsa ha colpito molto coloro che amavano la sua musica; qual è stato il tuo rapporto con lui, con le sue canzoni, da un punto di vista sia artistico che umano?
Sono stato un fan della musica di Jason Molina fin dai primi tempi di Songs:Ohia. Trovo che la sua musica sia estremamente genuina e onesta. Lui era capace di rispecchiare l’autenticità delle sue canzoni quando le registrava, che è una cosa molto difficile da fare. È triste che sia scomparso così giovane.

Cosa pensi del modo in cui la musica oggi si diffonde attraverso la rete? Più in particolare, quale importanza ritieni abbia la blogosfera nello “spargere la voce” su un disco o un artista?
Mi sento molto combattuto a proposito di come la musica viene ascoltata e condivisa sulla rete. Da un certo punto di vista, musicisti poco noti sono in grado di far ascoltare la propria musica da parte di un pubblico più vasto: chiunque può trovare qualsiasi band o artista cercandoli in rete ed entrare in diretto contatto con loro, che è una potenzialità enorme, impossibile anni fa. D’altro canto, i musicisti hanno bisogno di soldi per avere il tempo di creare e registrare i propri dischi; tutto ciò implica dei costi e con così tanta gente che scarica musica gratis è sempre più difficile per i musicisti produrre dei guadagni. È questo il motivo per cui adesso si è obbligati ad andare in tour più a lungo oppure di intraprendere dei lavori che però li tengono distanti dal momento creativo. Il risultato è che resta meno tempo per scrivere musica e che sono di meno i soldi che possono essere spesi per fare un disco. Ritengo si possano fare buoni dischi con un piccolo budget, ma è molto difficile perché per realizzare un disco davvero efficace c’è bisogno di molto tempo e denaro per poter rielaborare in continuazione le canzoni che si registrano. Album come “The Dark Side Of The Moon” o il “White Album” sono stati molto dispendiosi e hanno richiesto lunghi tempi di produzione. Band e cantautori con poche risorse avranno sempre maggiori difficoltà a realizzare album in grado di raggiungere la profondità e la qualità di dischi come quelli.

Per la prima volta un tuo disco viene pubblicato in un’edizione specifica per l’Italia, nel brano conclusivo citi le ragazze italiane e a breve sarai nuovamente in tour nel nostro Paese. Si può dire che hai instaurato un legame particolare con l’Italia? A cosa pensi sia dovuto?
Sono molto felice di essere finalmente riuscito a pubblicare qualcosa tramite Ghost Records. Conosco da molto tempo le persone che gestiscono l’etichetta, in particolare Giuseppe Marmina, che è una persona splendida e ha sostenuto la mia musica fin dai miei inizi. Il mio rapporto con il pubblico italiano è davvero speciale: gli italiani mostrano apertamente i propri sentimenti e non hanno timore di condividerli. Sotto molti aspetti sono simili agli iraniani, ai quali sono legate le mie origini, poiché sono passionali e si amano profondamente tra loro. Ogni volta che vengo in Italia è speciale, e ovviamente amo il cibo italiano e soprattutto il vino.

Infine, dopo un disco così particolare e intenso, cosa possiamo aspettarci da te in futuro e cosa ti aspetti tu dalla musica?
Non ho davvero idea di cosa mi riserverà il futuro. Ho già molte idee per un altro album e forse sarò in grado di trovare un modo per concretizzarle, ma per la scrittura di un disco è un processo molto lungo e impegnativo. Vedremo un po’ cosa succederà.
E poi sono anche curioso di mettermi alla prova con altre attività non legate alla musica; faccio musica da ormai oltre quindici anni e in tutto questo periodo non ho impiegato il mio tempo e le mie energie per nessun altro dei miei interessi. Quindi potrei prendermi un periodo di pausa dalla musica per coltivare qualcuno dei miei altri interessi. Vederemo.

(read the interview in English here)

http://www.barzinh.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 9 maggio 2014 da in interviste con tag , , , , .
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