music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

memories: THE LIONESS

songs_ohia_the_lionessSONGS: OHIA – The Lioness
(Secretly Canadian, 2000)

Quando nel 2000 pubblica “The Lioness”, Jason Molina è un artista ormai maturo, distante – nell’approccio, non nel mood – dal ragazzo timido e impacciato dei suoi inizi musicali, vissuti quasi in contemplazione dei mostri sacri della canzone d’autore americana. La sua impronta musicale è definita da interpretazioni sommessamente sofferte e dalle basse tonalità della sua chitarra, tanto che cominciano a stargli strette le vesti di cantore del rinascimento alt-country di quegli anni; anni inquieti a cavallo del passaggio di secolo, di trasformazioni e ricombinazioni di linguaggi musicali, vissuti da Molina con la curiosità della scoperta e, probabilmente, con uno strano senso di confidenza determinato dalla proiezione della sua endemica inquietudine in contesti umani ed espressivi diversi.

“The Lioness” è infatti un’accorata, personalissima e talora disperata parabola sul sentimento, realizzata in Scozia, accanto ad Alasdair Roberts (Appendix Out) e soprattutto Aidan Moffat e David Gow (Arab Strap), che vi contribuiscono in maniera tanto cospicua da poter quasi attribuire all’album una paternità condivisa. Frutto dell’ardita collaborazione sono nove brani profondamente sentiti, all’interno dei quali trovano un equilibrio perfetto le cupe atmosfere nord-europee degli Arab Strap e il lirismo del songwriter americano, relativamente più solare, ma connotato da una sensibilità non dissimile, naturalmente portata a una sofferta introspezione, qui evidente in ballate elettroacustiche vibranti, dall’andamento solo in apparenza compassato. Che si tratti di corpose interpretazioni full band, ammantate da ritmiche cadenzate e dalla solenne drammaticità di note d’organo, oppure di scarne confessioni su taglienti accordi di chitarra, la tensione interiore sottostante a tutti i brani è a malapena soffocata dalla voce di Molina negli interstizi tra una nota e l’altra, a volte appena prima che le chitarre occupino la scena in aspri crescendo strappalacrime (“The Black Crow”, “Tigress”).

Il fulcro del lavoro è costituito da dolenti ballate (“Being In Love”, “Lioness”, “Just A Spark”) che sviscerano i meandri dell’amore in maniera tutt’altro che banale e senza facili cedimenti sentimentali, rendendo bene l’idea di quali demoni percorrano l’animo di Molina nella sua impellenza della scrittura e dell’espressione musicale. Forse è proprio per questo che “The Lioness” rimane la vetta assoluta della sua discografia, raggiunta anche attraverso il coraggio di mettersi in discussione come artista e a nudo nelle sue fragilità umane, esposte senza difese alle tempeste del sentimento. E resta, soprattutto, un disco di intensità straordinaria, ogni riga dei cui testi trasuda partecipazione emotiva, tanto quando Molina ricorre a simbologie tratte del mondo animale quanto nei numerosi passaggi in cui, talora in pieno flusso di coscienza, esprime in maniera netta e tagliente la poetica di un cuore che, come lui stesso canta, è un pericoloso combustibile da infiammare.

Proprio all’espressione in musica di tale immagine Molina ha consacrato per intero la sua attività, della quale “The Lioness” costituisce il lascito più prezioso, “il” lavoro imprescindibile della sua discografia, oltre che una declinazione dell’amore che teme ben poche comparazioni tra quelle dei cantautori quanto meno degli ultimi due decenni.

http://content.magnoliaelectricco.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 15 giugno 2013 da in memories con tag , , , , , , .
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