memories: THE NOISE MADE BY PEOPLE

BROADCAST – The Noise Made By People (Warp, 2000) Quando i Broadcast si affacciarono per la prima volta a un pubblico indipendente più vasto rispetto a quello dei sotterranei club della loro Birmingham, la comparazione con gli Stereolab è stata praticamente inevitabile. Affini potevano infatti considerarsi il gusto per il modernariato analogico e per la…

memories: FOUR GREAT POINTS

JUNE OF 44 – Four Great Points (Quarterstick, 1998) This is the greatest place on earth interstated north and south i know you won’t go far away three full rooms full night and day we can’t stay here it’s time to go L’inquietudine di una modernità incerta, ormai priva di punti di riferimento universalmente condivisi,…

memories: EMPRESS

EMPRESS – Empress (555 Recordings / Pehr, 1998) Per una breve e marginale stagione, un definito cenacolo artistico inglese ha introiettato le delicate tensioni slow-core originate oltreoceano verso la metà degli anni Novanta. Si è trattato di una parentesi del tutto peculiare, incastonata tra la malinconia rurale degli Hood e gli incastri elettro-acustici di The…

memories: THE BEAST INSIDE

INSPIRAL CARPETS – The Beast Inside (Mute, 1991) Nell’incredibile stagione di rinnovamento del pop alternativo britannico all’inizio degli anni Novanta – quella che da lì a breve sarebbe stata identificata con la scena di “Madchester” – non mancava la varietà delle personalità artistiche che ne erano protagoniste, né quella dei possibili riferimenti da rinfrescare in…

memories: BABA YAGA

CRADLE – Baba Yaga (Ultimate, 1996) Una ballerina in pomposi abiti russi in copertina, decadenti immagini in bianco e nero al centro del libretto, il tenero primo piano di una bambina sulla quarta di copertina e, in mezzo, le foto di un terzetto tipicamente inglese che cammina in abiti demodé sui binari di una ferrovia…

memories: DAY AND NIGHT

MOVIETONE – Day And Night (Drag City, 1997) Non di soli tormenti lo-fi e cadenzate impronte trip-hop viveva la straordinaria stagione di Bristol a cavallo della metà degli anni ’90, ma anche dei languidi spunti di una dolcezza intorpidita dai vapori nebbiosi sospesi, al crepuscolo, sopra la profonda insenatura marina che dalla città stessa prende…

memories: F♯ A♯ ∞

GODSPEED YOU BLACK EMPEROR! – F♯ A♯ ∞ (Kranky, 1998) Vent’anni. Tanti potrebbe dirsi che ha oggi un certo tipo di post-rock, quello più orchestrale e carico dal punto di vista emotivo, quello che da lì in poi quella definizione ha incarnato in maniera prevalente, ben oltre il carattere non definitorio dell’espressione, utilizzata originariamente in…

memories: HEAVY BLACK FRAME

TRAM – Heavy Black Frame (Jetset, 1999) Da qualche parte nel corso dei Novanta, un importante esponente della radiofonia indipendente romana (quando ancora poteva dirsi tale…) coniò la “setta dei rallentatori di mondo”. Erano i tempi delle cadenze smorzate del trip-hop, band in seguito annoverate sotto la definizione di slow-core avevano cominciato i rispettivi diversi…

memories: NEW WAVE

THE AUTEURS – New Wave (Hut, 1993) Anche se ormai può suonare come se fosse ere geologiche fa, c’è stato un periodo in cui i negozi di dischi erano come piccoli templi dove appassionati curiosi di nuove scoperte musicali passavano ore a scartabellare vaschette di dischi o copertine di cd; in quello stesso periodo, più…

memories: STRANGE FREE WORLD

KITCHENS OF DISTINCTION – Strange Free World (One Little Indian, 1990) Nel pieno di quella transizione straordinariamente fervida per la musica alternativa inglese, tra wave e shoegaze, tra retaggi dark e colorate scie psichedeliche, gravitavano esperienze di un’ibridazione non ancora definibile in maniera univoca e – forse proprio per questo – ancora oggi tanto affascinanti…

memories: AERIAL M

AERIAL M – Aerial M (Drag City / Domino, 1997) A metà strada tra la sua Lousville, patria delle destrutturazioni noise e della post-moderità cameristica, e la Chicago delle sperimentazioni “colte”, David Pajo è stato tra le figure musicali più versatili degli anni Novanta, portando poi con sé nel decennio successivo un bagaglio di esperienze tale…

[memories] BLUE BELL KNOLL

COCTEAU TWINS – Blue Bell Knoll (4AD, 1988) La sottile linea di in(de)finitezza che, in fondo, accomunava molta della musica capace di impressionare un adolescente alla scoperta dello sconfinato universo di suoni inusitati (e accomuna anche quella di molta musica odierna…) trovava incarnazione privilegiata, tra anni ’80 e ’90, in rilucenti coltri di riverberi chitarristici…

[memories] THE HALIFAX PIER

HALIFAX PIER – The Halifax Pier (Temporary Residence, 1999) Quando tutto (o quasi) era post-rock e bastava la presenza di arrangiamenti d’archi per scompaginare i canoni della musica alternativa usualmente intesa, cominciava la breve stagione di una band, anzi di un piccolo collettivo aperto, di quelli non destinati a riempire pagine delle ricostruzioni musicali enciclopediche…

memories: TO CORNER WOUNDS

DRUNK – To Corner Wounds (Jagjaguwar, 1998) Una ventina di anni fa, al tempo in cui non era solo le micro-etichette sperimentali a caratterizzare fortemente la propria identità produttiva, ne nasceva una, la Jagjaguwar, divenuta oggi tra i principali fulcri “indie” americani, la prima parte del cui catalogo era un piccolo scrigno di gemme, realizzate…

[memories] WHIRLPOOL

CHAPTERHOUSE – Whirlpool (Dedicated, 1991) Sull’esile crinale tra jingle jangle e shoegaze, tra rock e dancefloor, tra adolescenza ed età adulta, nel periodo della feconda transizione britannica tra anni ’80 e ’90, ha danzato per una breve stagione una band di Reading, culto “minore” degli estimatori dei suoni e della temperie artistica dell’epoca, rimasta leggermente…

memories: FROM OUR LIVING ROOM TO YOURS

THE AMERICAN ANALOG SET – From Our Living Room To Yours (Emperor Jones, 1997) Texas, metà anni Novanta: un piano largo in dissolvenza sabbiosa, che amplifica l’indolenza desertica di una musica fuori dagli schemi e dalle scene del momento, non dal solo punto di vista geografico. Mentre ancora impazza la sporca estetica elettrica del grunge…

memories: THE WHITE BIRCH

CODEINE – The White Birch (Sub Pop, 1994) C’è stato un periodo nel quale, quasi come risposta a un mondo che correva sempre più veloce e a una temperie musicale che aveva riscoperto l’adrenalina del rock sotto forma del grunge, improvvisa è cominciata a manifestarsi un’inversione di marcia, anzi di tempi. Si trattava, in fondo,…

memories: HEX

BARK PSYCHOSIS – Hex (Circa, 1994) Bagliori distanti al crepuscolo, riflessi di luci ai vapori di mercurio di una città industriale osservata dall’esterno, da una periferia intesa quale luogo figurato e dell’anima: non poteva trovare rappresentazione visiva più calzante il debutto sulla lunga distanza di una band dell’Est di Londra, già carico delle aspettative suscitate…

memories: THE BED IS IN THE OCEAN

KARATE – The Bed Is In The Ocean (Southern, 1998) I febbrili Novanta statunitensi avevano già liberato le proprie energie più potenti e immediate, il rock classico era tornato a dominare le radio dei college e, al contempo, linguaggi “indie” si miscelavano con le inclinazioni di una ricerca sonora ad ampio raggio, che includeva cadenze…