music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

nick_grey_random_orchestra_breaker_of_shipsNICK GREY & THE RANDOM ORCHESTRA – Breaker Of Ships
(Milk & Moon, 2015)*

Il precedente “You’re Mine Again” (2014) ha rappresentato una decisa svolta nell’ormai più che decennale percorso artistico di Nick Grey, sul cui evocativo misticismo si sono impresse all’improvviso marcate linee sintetiche e arrangiamenti barocchi. Tanto basta per segnare lo scostamento dell’artista inglese trapiantato a Berlino da caliginose brume folk, dischiudendo al dolente lirismo delle sue canzoni orizzonti popolati da soluzioni sonore anche molto distanti dai sentieri espressivi calcati in precedenza, sospesi appunto tra dark-folk e cupe atmosfere ambientali.

A poco più di un anno da quell’avventuroso giro di boa, gli otto brani di “Breaker Of Ships” segnano al tempo stesso ulteriore cimento da parte di Grey e compagni con linguaggi inediti e dall’altro un parziale ritorno sulle proprie orme consolidate, che non può non essere salutato con piacere. Sotto il primo profilo, il nuovo lavoro fa proprio un certo gusto prog del predecessore, evidente nella complessa struttura e nella fuga che chiude i quasi undici minuti dell’iniziale title track, ma soprattutto fa accedere Grey a una dimensione finora sconosciuta e del tutto imprevedibile, quella elettronica: ne sono plastico (sic) esempio il delirio sintetico di “Of Ghosts & Women”, tutto pulsazioni e vocalizzi declamati, e l’incredibile remix dilatato ad opera di Scanner che funge da bonus track conclusiva del lavoro (“Here He Comes Now”).

Il secondo, e più interessante, profilo di “Breaker Of Ships” vede invece Grey non semplicemente tornare a vestire gli abiti di cantore di allucinate storie cristallizzate in un altrove spazio-temporale, avvolto da mistero e spleen indolente, ma bilanciare tale suo originario profilo con la rinnovata propensione per soluzioni d’arrangiamento eterogenee (non a caso la band che l’accompagna si fa chiamare Random Orchestra!). Così, mentre l’oscura ballata “Juliet Of The Spirits” e la spettrale declamazione “Ghost Rain” avrebbero trovato degno spazio nei lavori del primo periodo della carriera di Grey, “The Archivist”, “The Vanisher” e “Juliet Of The Bones” non fanno che riportare alla nuova estetica vagamente barocca brani che nascono come oblique ballate dark-folk e si evolvono in cavalcate dense di languori elettrici ovvero in danze corali intrise di una dolente ebbrezza folk che fa ripensare al fosco ciclo di canzoni di Matt Elliott.

Lavoro niente affatto facile e disorientante per i continui mutamenti espressivi che si concretizzano nei suoi cinquanta minuti, “Breaker Of Ships” è per questo stesso motivo una sintesi ambiziosa di linguaggi tra loro persino antitetici (non solo antico e moderno, ma anche essenzialità e ridondanza), filtrati attraverso la lente poetica di un lirismo senza tempo, che ritrova almeno parzialmente in Nick Grey un cantore lucido e quanto mai visionario.

*disco della settimana dal 29 giugno al 5 luglio 2015


http://www.nick-grey.com/

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