music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

siobhan_wilson_say_its_trueSIOBHAN WILSON – Say It’s True
(Reveal, 2015)

Siobhan Wilson, poi Ella The Bird, poi ancora Siobhan Wilson: la cantante e polistrumentista scozzese deve aver attraversato più di qualche dubbio circa la propria denominazione artistica, ma a questo non necessariamente è corrisposta una crisi di identità dal punto di vista espressivo.

Eccola dunque presentarsi nuovamente sotto il proprio nome e cognome, che sembrava aver abbandonato, con un mini-album che da un punto di vista logico-evolutivo costituisce l’ideale continuazione dell’Ep “Glorified Demons” (2012).
Le sette tracce di “Say It’s True” segnano al contempo il ritorno a una narrazione dai caratteri spiccatamente personali e l’accesso a un’elaborazione produttiva professionale, funzionale alla registrazione dell’Ep, svoltasi nei Castle of Doom Studios di Tony Doogan e dei Mogwai.

Eppure, le soluzioni di arrangiamento – in larga misura eseguite dalla stessa Wilson sul suo violoncello oltre che su chitarra elettrica, mandolino – risultano estremamente misurate e funzionali a esaltare l’ampiezza e la duttilità vocale dell’artista scozzese, che non a caso esordisce nella title track d’apertura con un breve accenno a cappella, appena contornato da riverberi di violoncello. Lo stesso brano si evolve ben presto sul filo di una tensione delineata da inarcamenti vocali e ritmiche marcate, che nel corso dell’Ep si sfumano tuttavia in timbriche di soffuso intimismo, a tratti dalle vaghe sensazioni jazzy.

Sarà per il passo vellutato della maggior parte dei brani o per un’impostazione fondamentalmente “classica” delle interpretazioni, ma a più riprese lungo i venticinque minuti dell’Ep sovviene l’idea che Siobhan Wilson possa adattarsi con naturalezza ad atmosfere levigate in grado di proiettarla su ampi palcoscenici (basti ascoltare anche l’apertura sognante di “Desperate Thing”).
Eppure, l’artista scozzese dimostra di prediligere piuttosto ambientazioni umbratili e, a tratti, oblique, ricamate da semplici arpeggi acustici (“Terrible Woman”), da fluide armonie pianistiche (“The Great Eye”) o anche da sospensioni e morbidi riverberi (“You Make Everything Better”). “Say It’s True” risulta così, nella sua interezza, non solo un catalogo delle versatili qualità della Wilson ma il portato di una maturità espressiva conseguita anche mettendosi a nudo in canzoni tanto eleganti quanto sofferte, ora più che mai raccontate in prima persona.

http://www.facebook.com/siobhanwilsonmusic

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Questa voce è stata pubblicata il 7 luglio 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , .
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