music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

antony_harding_by_the_yellow_seaANTONY HARDING – By The Yellow Sea
(We Were Never Being Boring, 2015)

La scintilla del pop può mutare di intensità o trasformarsi con il tempo, ma mai del tutto estinguersi: lo sa bene Antony Harding, già batterista degli Hefner e ormai da quasi quindici anni dedito alla scrittura di melodie d’autore, che continua a trarre spunti per le sue canzoni dalle inesauribili tematiche di tormenti amorosi così come da uno sguardo colto di sfuggita o dal particolare momento di luce creato da un fenomeno atmosferico.

È, ancora una volta, il piccolo grande mondo dei sentimenti e delle sensazioni personali ad animare il quarto album di Harding, “By The Yellow Sea”, che come suggerisce il titolo è stato ispirato dal tour che lo scorso anno ha condotto l’artista inglese in Cina. Nessuna spezia orientale affiora tuttavia in maniera evidente tra i solchi del disco, che nell’arco di poco meno di mezz’ora condensa una delicata galleria costituita da otto agili canzoni che perpetuano la magia immortale di un pop lieve e spontaneo, incarnato dalla semplicità di melodie create su una vecchia chitarra acustica a dodici corde, nella rilassata quiete casalinga o nei luoghi attraversati in tour o per semplice diletto.

Niente di più lontano dalle luci e dalle mode (anche da quelle “indie”) caratterizza le pagine del diario di Harding incarnate dalle canzoni di “By The Yellow Sea”, scaturite da endemiche incertezze sulla direzione da dare alla propria vita (“Walk With No Real Place To Go”) e da sguardi rivolti a un amore che non c’è più, osservato con l’agrodolce consapevolezza della maturità (la splendida “Once You Had A Love (But The Love Refused To Grow)”). Come ogni buon lessico pop che si rispetti, quello di Antony Harding continua a vivere di contrasti sfumati, palesati dal tono sbarazzino dei brani velati di sottile malinconia e da quelli scarni, lievemente umbratili dei passaggi evocativi di contemplazioni rapite e di fuggevoli momenti di felicità (“The Girl From The East Lake”, “A Heart Full Of Happiness”).

Su tutto, resta comunque ben impressa la firma delle scorrevoli melodie di Harding, che spesso non hanno bisogno di molto più del suo picking o dei suoi arpeggi cristallini per incorniciare istanti ed emozioni fuggevoli in piccoli gioielli di un pop acustico semplicemente delizioso.

http://www.curesforbrokenhearts.com/

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