music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

haiku_salut_etch_and_etch_deepHAIKU SALUT – Etch And Etch Deep
(How Does It Feel To Be Loved?, 2015)

Nei due anni trascorsi dal loro debutto “Tricolore”, le tre ragazze inglesi Gemma, Louise e Sophie hanno affinato la loro formula folktronica particolare e divertita, suonando dal vivo e cesellando i sottili ingranaggi che presiedono alle loro composizioni per corde e percussioni acustiche, screziate di effetti e pulsazioni elettroniche. il risultato è tutto racchiuso nei dieci brani di “Etch And Etch Deep”, secondo capitolo del terzetto Haiku Salut, che rappresenta la puntuale evoluzione dei lievi bozzetti contenuti nel predecessore.

Nei nuovi brani si coglie immediatamente una misurata consapevolezza nelle orchestrazioni, che non va a detrimento della freschezza dell’approccio fondamentalmente giocoso della band inglese. Benché la pimpante apertura “Bleak And Beautiful (All Things)” sembri preludere a un’accentuazione del carattere elettronico delle Haiku Salut, l’incedere della tracklist di “Etch And Etch Deep” rivela una galleria di brani ciascuno dei quali costituisce un microcosmo a sé stante, spesso mutevole al suo stesso interno, dotato di un’infinità di dettagli e snodi compositivi tali da costituire incessante fonte di scoperta.

Tanto per citarne solo alcuni, si va dai brillanti riflessi di glockenspiel di “You Dance A Particular Algorithm” ai loop percussivi di “Skip To The End” (che non possono fare a meno di riecheggiare i primi Múm), dal dialogo, imprevedibile ma riuscitissimo, tra fisarmonica e tastierine analogiche di “Things Were Happening and They Were Strange” al vorticoso tourbillon di delicati arpeggi di ukulele e scatenate danze folktroniche di “Things Were Happening And They Were Strange”, perfetta sintesi in meno di cinque minuti dell’intera estetica del trio.
In controtendenza rispetto all’apparente accentuazione elettronica iniziale, sono invece le componenti più riflessive e persino romantiche della tavolozza delle tre ragazze inglese a manifestarsi con una certa ricorrenza, prima nell’essenzialità folk della breve “Doing Better” e poi nella parte conclusiva del disco.

Sono in particolare gli ultimi due brani a lascar trasparire un’aura dolcemente malinconia, prima attraverso una compunta armonia pianistica appena interpolata da qualche percussione (“The No-Colour Of Rain And Dust”) e infine con un’apertura orchestrale con toccante assolo di tromba, che cesella la moderata epica finale di “Foreign Pollen”, suggello ideale dell’ampiezza di tonalità e sfumature attraverso le quali le tre Haiku Salut hanno adesso trasformato i loro bozzetti giocosi in un pullulante caleidoscopio di compiutezza elettro-acustica.

http://haikusalut.com/

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