music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

intervista: THE EYE OF TIME

In occasione della pubblicazione del suo ultimo album “ANTI“, Marc Euvrie racconta l’ampio spettro delle esperienze che lo hanno portato all’atturale dimensione solitaria di The Eye Of Time, sotto la stella di un puro istinto ambient-noise, ma non solo.
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Dopo aver suonato in diverse band, hai intrapreso The Eye Of Time come progetto solista: come hai maturato la necessità di lavorare in autonomia su qualcosa di tuo?
Innanzitutto, continuo a suonare nelle mie band, che sono ancora vive! A dire il vero, ho cominciato a lavorare su questo progetto all’incirca in contemporanea con la formazione delle mie band, se non addirittura prima, nel 2003 o giù di lì. Il mio primo tour è stato con gli Sugartown Cabaret ed è durato due settimane, alle quali ne ho aggiunta una come The Eye Of Time. Era il 2006 e si trattava delle mie prime esibizioni con il mio progetto solista. Dopo di che le cose si sono evolute in maniera naturale. Fin da quando avevo tredici o quattordici anni componevo brani al pianoforte o insieme alla chitarra e, per quanto possa ricordare, per me suonare musica equivaleva a creare qualcosa di mio. Quando poi ho imparato a suonare chitarra e violoncello li ho aggiunti ai miei brani, dopo di che ho scoperto la musica elettronica e l’hip hop quando da ragazzino andavo in giro in skateboard, allora ho comprato un pc e ho provato a mixare un po’ di cose. Un giorno ho semplicemente dato un nome a tutto ciò, alcuni amici l’hanno ascoltato e mi hanno incoraggiato a continuare, ed oggi eccomi qui.

The Eye Of Time è un alias molto suggestivo: quale significato ha per te?
È un viaggio a ritroso nella memoria, nel passato, presente e futuro del genere umano, della terra e dell’universo. Mi apre gli occhi sul mio presente , in modo critico sul nostro tempo. Solo rivolgendoti con attenzione al passato, puoi comprendere il presente e scorgere il futuro.

In che modo le tue precedenti esperienze musicali hanno influenza il tuo lavoro solista?
Per me non esistono stili o legami espressivi, è solo musica. Passione, emozioni e, cosa più importante, sincerità.

Puoi descrivere, in linea di massima, il tuo processo creativo?
Quando ricavo una particolare emozione, provo a esprimerla immediatamente. Posso poi tornarci sopra subito dopo o continuare a lavorarci per mesi. Sono come un gioielliere che lavora sulle emozioni. Provo a mettermi nei panni di chi ascolterà in seguito, per capire cosa dovrei fare per creare una precisa emozione che voglio che l’ascoltatore provi, per essere sicuro che il mio messaggio sia effettivamente trasmesso.

Hai attraversato diverse esperienze artistiche: per quanto contino le definizioni, come definiresti oggi la tua musica?
Forse musica autonoma?

Ascoltando i tuoi dischi a nome The Eye Of Time, si percepisce che “noise” e “ambient” siano più vicini di quanto si possa pensare: come ti relazioni con questi due diversi mondi?
Tutto è interconnesso nell’arte, dal punto di vista della sensibilità, della sincerità e delle emozini. Qualsiasi cosa possa toccarti in profondità è arte, non solo nella musica. Tutta la bellezza della vita intorno a te, ma anche la violenza, è arte. Dal canto mio, provo soltanto a combinare questo caos. Il rumore e la violenza possono produrre bellezza, dipende da quello a cui sono funzionali. Se sono fini solo a se stessi, allora non mi interessano.

“Acoustic” è stato un disco in un certo senso inaspettato: sei interessato alla musica orchestrale o classica?
Adoro la musica classica e in particolare quella orchestrale! Per me sarebbe un sogno guidare un orchestra da direttore in una composizione scritta da me. Quando avrò tempo per farlo, sono abbastanza certo che mi metterò a scrivere qualcosa per un’orchestra. La maggior parte dei miei brani come The Eye Of Time hanno tratto le mosse da un sample classico. O forse tutte, devo controllare!

Il nuovo disco “ANTI” sembra riassumere molti aspetti di quello che hai fatto in passato: qual è stato il processo di elaborazione del disco? Avevi un’idea ben chiara di quel che volevi fare fin dall’inizio?
Nessuna idea chiara, come al solito. I brani si sono formati gradualmente e così il disco si è costruito mese dopo mese mentre cercavo di capire cosa il mio stesso volesse esprimere per suo tramite. Credo che sia abbastanza normale che “ANTI” appia una sintesi dei miei lavori precedenti, visto che compongo musica da vent’anni e sto ancora imparando!

Esiste un legame tra la tua musica e le immagini? Puoi immaginarti nel ruolo di compositore di colonne sonore?
È un legame molto importante, ed è il motivo per cui con la mia etichetta Denovali abbiamo cercato di realizzare un importante lavoro sull’artwork di ogni mia pubblicazione. Non voglio che la mia musica venga lasciata a se stessa. Sento di avere cose da dire e non riesco a relazionarmi con l’arte senza dire null’altro, soltanto lasciando la musica agire di per se stessa. Una cosa del genere per me non avrebbe senso. Realizzare una colonna sonora è uno dei miei sogni. Ho fatto qualcosa di simile per dei piccoli progetti ed è stata un’esperienza molto importante.

Che musica preferisci ascoltare?
Ho sempre apprezzato molto Sigur Rós, Portishead, Third Eye Foundation, Björk, e la musica classica di Chopin e Debussy. Ascolto molta musica ambient, tranquilla. In questo periodo sono molto attratto da Hans Zimmer e Ben Frost e sto scoprendo i Meshuggah.

Cosa pensi del modo in cui la musica si diffonde oggi attraverso la rete?
È difficile prendere una posizione netta a riguardo, visto che io stesso penso di trarne buon profitto, per la promozione, i tour etc. Ma in generale è davvero una merda. Non ti puoi fidare di nulla, c’è tanta falsità ed è difficile trovare qualcosa di autentico. Ci sono così tante band in giro, tante cose valide e altrettante inutili, il fatto è che non si può umanamente ascoltare tutto. Per questo motivo non vado alla ricerca di nulla, aspetto solo che qualcosa capiti per le mie orecchie per caso. Quando ero ragazzo ascoltavo una ventina di band e basta e sapevo esattamente quando avrebbero pubblicato un nuovo disco, oggi invece capita di renderti conto dopo anni di esserti perso il nuovo disco di una delle tue band preferite senza nemmeno accorgertene! È una vera follia!!

Con tutta la musica in circolazione, per cosa ritieni ancora utile creare nuova musica?
È un modo di viaggiare al di fuori di questo mondo. Di essere cosa voglio essere, di andare dove voglio, di comunicare ciò che mi pare. Di gridare quel che voglio, di fare tutto quello che non sono capace di esprimere nella vita reale ma che ho bisogno di comunicare.

versione integrale dell’intervista pubblicata su Rockerilla n. 417, maggio 2015

interview in English

https://www.facebook.com/theeyeoftime

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Questa voce è stata pubblicata il 29 agosto 2015 da in interviste con tag , , , , , , .
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