music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

port_royal_where_are_you_nowPORT-ROYAL – Where Are You Now
(n5md, 2015)

Non è affatto facile avvicinarsi al quarto album dei port-royal. C’è quel misto di incuriosita preoccupazione derivante dalle ultime derive conosciute della band genovese, acuito dai sei anni di pressoché completo silenzio seguiti a “Dying In Time” e ci sono soprattutto la stima e l’affetto per una realtà musicale che, fuori dalle iperboli italiche (e dai “ giusti giri” indie italici) ha riassunto quanto di meglio il nostro Paese abbia saputo rappresentare nel nuovo millennio, con una proposta in grado di combinare freschezza sonora e suggestioni emozionali nella stessa misura in cui aveva fuso sospese ambientazioni cinematiche e dinamiche elettroniche via via più pronunciate dal punto di vista ritmico.

Ampiamente superata la “paura di ballare” e tradotte nel corso degli anni le proprie fascinazioni estetiche per l’Europa orientale in una ben più concreta indole danzante, i port-royal si ripresentano dunque, fin dal titolo del lavoro, alla ricerca di nuove coordinate spazio-suono. Vi pervengono dopo più di qualche giro su un accelerometro di propulsioni sintetiche e battiti ormai esplicitamente disco, rivolta senza remore a rave d’oltrecortina nei quali affogare a suon di cassa la desolazione piena di fascino di un freddo grigiore atmosferico.

Proprio in quell’ottica, “Where Are You Now” appare uno stordente tour de force di quasi ottanta minuti di durata, i cui pervasivi impulsi sintetici lasciano ormai solo in filigrana scie sonore luminose e avvolgenti. Delle palpitanti suggestioni (più o meno) electro-gaze del passato restano soltanto poche tracce residue, così come della rara capacità della band di costruire snodi fluidi compositivi tra modulazioni sognanti e sferzate ritmiche, tra estasi contemplativa e tensione del desiderio. Si tratta appena dei primi due minuti di “The Last Big Impezzo” (una “Anja: Sehnsucht” squarciata con troppa violenza dall’irruzione dei ritmi digitali), dei malinconici squarci di rumore sintetico e drone di “Tallinn”, dei nebulosi loop in lento addensamento di “Ain’t No Magician” e delle delicate carezze dream-pop della conclusiva “Heisenberg”.

Si tratta di poco più di un quarto d’ora, un quinto appena della durata di un album, invece, pesantemente proteso al dancefloor, peraltro in un senso pop malinteso o che comunque non coglie nel segno, lasciando piuttosto la sensazione di una sbilanciata deriva verso un’electro fragorosa, che davvero pare aver smarrito la propria anima originaria.

I bei ricordi non si cancellano e l’affetto che i port-royal hanno saputo guadagnarsi nel corso degli anni rimane immutato, e proprio in nome di tutto ciò è opportuno evitare di indugiare più a lungo su “Where Are You Now”.

http://www.port-royal.it/

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Questa voce è stata pubblicata il 6 ottobre 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , .
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