music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

hobby_farm_braesideHOBBY FARM – Braeside
(Osborne Again, 2015)

Hobby Farm è uno dei tanti progetti paralleli che ruotano intorno alla prolifica band australiana The Ocean Party; evidentemente non pago di un ruolino di marcia che segna cinque album nell’intervallo di tempo di tre anni, Zac Denton ha così intrapreso una nuova avventura personale, sempre all’insegna di melodie agrodolce e di uno spiccato gusto per la scrittura pop, benché decisamente più scarno rispetto all’impianto di chitarre jangly e tastiere della band principale.

Da tali premesse prendono dunque forma le nove brevi tracce di “Braeside”, debutto del nuovo progetto, nel quale Denton è affiancato da una mutevole cerchia di artisti, che ne rifiniscono le canzoni di ritmiche sfumate, arrangiamenti trasognati e dei dolci intrecci vocali con la cantante Amada Roff, oltre che con ulteriori ricorrenti controcanti femminili. Pur essendo essenzialmente il prodotto della vena pop di Denton, “Braeside” parte in sordina, con la breve title track costituita soltanto da soffici strati di tastiere e da pochi versi più parlati che cantati.

Benché piuttosto distante dal restante contenuto del lavoro, il brano è quanto meno rappresentativo dell’approccio dimesso al quale è improntato Hobby Farm, frutto di un understatement tuttavia gradualmente strutturato in canzoni dalle linee armoniche essenziali, spesso limitate a pochi arpeggi acustici, rifiniti da morbide risonanze o da una galleria di arrangiamenti nei quali si affacciano timide percussioni, fiati dalle vellutate timbriche jazzy e soprattutto il violino di Rob McComb dei Triffids.

Tali elementi risultano così perfettamente funzionali a completare le canzoni di Denton con calde sfumature confidenziali (“Spat Out”, “Crickets”), lasciandone trasparire la cristallina purezza acustica (“Halfcan”) o, più spesso, a facendone affiorare i languori autunnali, che perpetuano l’essenza agrodolce del pop d’autore secondo un registro di trasognata malinconia, particolarmente apprezzabile nel gioiellino “Wrong Things”, che riecheggia in qualche misura Plantman. È proprio questo che rende “Braeside” qualcosa più di una divagazione collaterale rispetto al percorso principale di Denton, un piccolo album di pregevole artigianato cantautorale senza pretese, sostenuto da una piacevole ventata di brezza pop australe.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 5 novembre 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: