music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

stutter_stepsSTUTTER STEPS – Stutter Steps
(Wild Kindness, 2015)

La passione incontaminata per il pop trova sintesi quanto mai emblematica nella biografia di Ben Harrison: dopo quindici anni da curatore di una serie di concerti presso l’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, presso il quale lavora, e ormai maturo padre di famiglia, Harrison ha per la prima volta imbracciato la chitarra per incidere le proprie canzoni. Sono quelle contenute nell’omonimo debutto di Stutter Steps, di fatto una one-man-band nella quale Harrison è tuttavia affiancato da una serie di musicisti incontrati nel corso di quella che finora era la sua principale attività, tra i quali la cantante Cindy Yogmas e soprattutto Jeff Barone (Essex Green, Ladybug Transistor), che ha altresì funto da tramite per la produzione del disco da parte di Gary Olson.

Registrato in un’ambientazione bucolica nel sud-ovest della Pennsylvania, l’album consta di dieci brani distillati da una lunga maturazione che vi ha conferito fragranze diverse, ma comunque accomunate da un approccio immediato, genuino e inevitabilmente influenzato dai vari stili e periodi del pop seguito negli anni da Harrison in qualità di semplice appassionato. Non stupisce dunque più di tanto ritrovare nei solchi dell’album echi dell’uggiosa malinconia indie-pop di matrice britannica insieme alle frizzanti brezze australi di Go-Betweens o The Clean, spunti in odor di psichedelia elettrica e scorci di trasognate dolcezze melodiche.

Che si tratti dei languori agrodolci delle varie “Fog”, “So Inclined” e “The Fade” o delle robuste incursioni rock di “Maple Leaf”, delle sensazioni bucoliche della title track o, soprattutto, delle scatenate popsong “Set Radio Clock” e “Go On”, le canzoni di Harrison si mantengono sempre estremamente scorrevoli, risultando ancor più godibili proprio in ragione delle loro continue variazioni di suono e registro.

La rotazione dei musicisti che lo affiancano si dimostra infatti elemento di ricchezza, oltre che di sostegno a brani nelle cui pieghe si percepisce nettamente l’irresistibile divertimento che Harrison deve aver provato nel passare, per una volta, “dall’altra parte”, in maniera peraltro perfettamente credibile. Del resto quale appassionato non ha mai sognato di poter trasformare in musica le emozioni suscitategli dalle canzoni indie-pop?

https://www.facebook.com/stutterstepsmusic/

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Questa voce è stata pubblicata il 13 gennaio 2016 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , .
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