music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

emily_rodgers_two_yearsEMILY RODGERS – Two Years
(Misra, 2016)

I due anni richiamati dal titolo del secondo album di Emily Rodgers a proprio nome non corrispondono al tempo trascorso dal suo debutto “Bright Day”, risalente invece al 2009. In tale lungo arco temporale la cantautrice di Pittsburgh ha lasciato decantare il proprio profilo creativo, già in origine non del tutto collimante con lo stereotipo della voce folk, anche grazie al lavoro di registrazione e missaggio del primo disco da parte di Kramer, nome indissolubilmente legato ai capolavori di Low e Galaxie 500.

Lo stesso Kramer è presente nella sua abituale veste di produttore nelle dieci tracce di “Two Years”, frutto senz’altro del suo tocco ma soprattutto, com’è ovvio, della scrittura e delle interpretazioni della Rodgers, naturalmente propensa a un lirismo velato di agrodolce malinconia che trova il proprio contesto espressivo ideale in strati di riverberi sognanti e cadenze ritmiche rallentate, piuttosto che nella classica formula di una band folk.
Tale ultimo profilo non è radicalmente assente in “Two Years”, anzi ricorre quale vero e proprio punto di partenza delle canzoni della Rodgers, tanto da presentarsi in tutta la propria forza d’impatto in ballate elettriche dall’antico sapore country-folk (quali ad esempio la title track, “Anyone” e “Walk Don’t Run”) che tutt’al più avvampano lentamente in parallelo con interpretazioni, invece, più congeniali ad atmosfere slow-core (“In The City”).

Del resto, non è affatto un caso che gli episodi più intensi e caratterizzanti dell’album siano quelli incentrati su soffici narcolessie originate da modulazioni dilatate e sinuosi movimenti d’archi, che creano atmosfere dal fascino sospeso sulle quali le interpretazioni della Rodger si librano leggere e fortemente evocative. Proprio partendo da tali premesse lascia subito a bocca aperta la lunga elegia iniziale “No Last Call”, che trova speculare corrispondenza negli echi concentrici della conclusiva “I Believe In You” e vari gradi di ibridazioni con codici più propriamente folk nel corso dell’album (“Hurt”, “Waiting For You”).

Non per questo è solo riduttivamente etichettabile come “slow-folk” quello dispensato da Emily Rodgers lungo le pieghe di “Two Years”; è piuttosto una naturale combinazione di linguaggi e propensioni espressive, che nelle sue canzoni e nella sua voce eleva le radici folk a una dimensione di raccolta, trasognate intensità.

http://www.emilyrodgers.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 8 luglio 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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