music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

medicine_voice_i_and_thouMEDICINE VOICE – I And Thou
(Provenance, 2016)

Il debutto dell’australiana Sar Friedman sotto il nuovo alias Medicine Voice – che sostituisce il precedente Heartswim – è qualcosa di diverso dalle ormai diffuse combinazioni tra scrittura d’autore e linguaggi sperimentali. Benché l’ambivalenza di tali caratteri sia resa in maniera emblematica dai titoli, tutti doppi, dei sei articolati brani del disco, “I And Thou” riconduce a unità la contrapposizione tra individualità e alterità, appunto speculare a quella tra canzoni e ambientazione.

Solo che nei brani della Friedman le parti cantate non rappresentano soltanto un elemento atmosferico tra gli altri, bensì costituiscono l’essenza di canzoni autonomamente create e in parallelo dotate di parti strumentali ricche e mutevoli. Queste ultime consistono nei vari contributi strumentali del produttore Joe Talia e di Oren Ambarchi, la cui sola presenza, alle chitarre e alle ritmiche, sembrerebbe più che sufficiente a definire in chiave sperimentale la personalità della Friedman. Non che tale aspetto non sia presente nella sua personalità, ma fin dal suo incipit “I And Thou” ne rivela altresì quello preponderante di interprete evocativa, dotata di significativa estensione vocale: al breve intro quasi a cappella “Heartswin At The Gate Of Great Doubt / I And It” seguono infatti i quasi tredici minuti di rapite declamazioni di “To The Forest / Meeting The White Spirit”, via via avvolti da texture granulose e da uno stillare di timbriche chitarristiche che, da sole, pennellano un’ambience morbida e sognante.

Tutt’altra direzione prende invece la successiva “Aham / Realm Of The Wild Woman”, scandita da nervose ritmiche post-industriali, cadenzate da interpretazioni quasi marziali; si tratta tuttavia soltanto di un episodio, visto che i più brevi brani della seconda parte del lavoro si attestano su connotati vaporosi e sognanti, pennellati da ipnotiche brume ambientali (nella sola “Nibiru / Death Of Dreams On The Holy Mountain”) e da partiture pianistiche che rivelano le doti di raffinata interprete della Friedman (“The Roman / Crossing The Fourth Threshold”).

In questo modo l’artista australiana dimostra fin dalla propria prima testimonianza discografica non solo la capacità di amalgamare linguaggi espressivi diversi, ma soprattutto la lucida versatilità di un’interprete pura, a tutto tondo, e spontaneamente protesa a superare confini definitori, per riportare le stesse soluzioni sperimentali nell’alveo di una scrittura moderna e attraente.

https://www.facebook.com/Medicine-Voice/

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Questa voce è stata pubblicata il 25 agosto 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , , .
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