music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

RED RED EYES – Horology
(Where It’s At Is Where You Are, 2018)

L’estate è anche la stagione nella quale si può dedicare maggior tempo al recupero di uscite che, nel corso dei mesi passati, si sono trascurate o alle quali, per un motivo o per l’altro, non si è riusciti a dedicare l’attenzione che meriterebbero. Spesso si tratta di proposte che hanno a che fare con il pop, sicuramente più consono al periodo dell’anno, per accompagnare la strada che scorre sotto le ruote degli assolati spostamenti, ma anche in particolare per assaporare il piacere di una libertà effimera, come la stagione che in questi giorni comincia a denotare qualche cambiamento di luce e all’intensificazione di nubi passeggere.

È il clima ideale per (ri)scoprire un disco uscito invece in primavera, l’esordio degli inglesi Red Red Eyes, capitanati da Laura McMahon e Xavier Watkinsche, entrambi già componenti della psych-band Violet Woods, che in “Horology” hanno condensato un piccolo, lucidissimo catalogo delle sensazioni di un pop dai contorni sfumati e piacevolmente trasognati. Le radici della band rimandano ai tempi d’oro del dream-pop britannico, variamente contornato da tastiere languide e chitarre liquide, ma soprattutto coronato dai testi e dalle suadenti interpretazioni di Laura McMahon, che rendono ancor più carezzevole una raccolta di canzoni sospese a mezz’aria, ma dalla spiccata grana melodica.

Sono quasi solo l’iniziale “Empty Land”, con i suoi continui rilanci di chitarre granulose, e in parte “The Watch Ticks On”, con le sue asciutte cadenze sintetiche, a presentare dinamiche relativamente marcate, mentre tutto il lavoro ben presto rivela una consistenza inafferrabile, fatta di morbidi strati di tastiere e riverberi sempre più espansi, che trovano esito in un’ambience avvolta da un’aura di torpore sognante. Con le atmosfere si fonde alla perfezione la vocalità eterea di Laura McMahon, che dispensa stille melodiche a loro volta sospinte da soffi strumentali che solo a tratti si avvitano in vorticosi rilanci chitarristici (“Control”, “Under”).

Non mancano echi del modernariato pop dei primi Broadcast nelle pieghe dei brani di “Horology”, che uniscono con personalità ed estremo equilibrio una varietà di rimandi tra dream-pop e soffice psichedelia, sul comune denominatore di una scrittura pop capace di regalare spunti di scarna dolcezza (“In Between Birds And Wine”) e di impeto emozionale travolgente ma controllato (“Wildfires” e la meravigliosa “Untold”). Gemme di un pop trasognato e agrodolce, davvero adatto a ogni stagione.

https://www.facebook.com/redredeyesband/

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Questa voce è stata pubblicata il 28 agosto 2018 da in recensioni 2018 con tag , , , , , , , , .
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