music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

HAND HABITS – Placeholder
(Saddle Creek, 2019)

Dalla sua New York alla California, da una dimensione creativa solitaria e casalinga a quella della produzione professionale di una vera e propria band, tanto è cambiato per Meg Duffy nei due anni trascorsi dal debutto “Wildly Idle (Humble Before The Void)” al nuovo “Placeholder”. A non mutare, è invece il tocco lieve della ragazza che si è fatta le ossa come chitarrista nella band di Kevin Morby e che dallo stesso Morby era stata opportunamente instradata verso l’esordio solista; ora quella ragazza sa muoversi più che mai sulle proprie gambe, sa trovare gli equilibri tra un numero cospicuo di musicisti, in modo da preservare e anzi valorizzare l’eleganza discreta del suo songwriting attraverso una combinazione di orchestrazioni acustiche ed elettriche.

Come già era avvenuto con quelle del disco precedente, anche le dodici canzoni di “Placeholder” non puntano su numeri ad effetto, né sull’immediatezza di impatto, ma piuttosto su fragili sequenze di elementi armonici, che sostengono le interpretazioni dolcemente malinconiche di Meg. La sua ostentata discrezione diventa tuttavia ben presto forza, non appena ci si addentra tra le pieghe dei brani, ovvero vi si rivolge un’attenzione non solo superficiale: la loro circolarità melodica avvolge come un caldo abbraccio, senza tuttavia risultare mai stucchevole, anche grazie a un accurato lavorio sulle corde delle chitarre e alle impressionistiche policromie di arrangiamenti nei quali fioriscono a tratti inserti di fiati e tastiere.

Nella soffice penombra creativa dell’artista newyorkese c’è persino spazio per un ironico interludio elettronico, che spezza appena il vellutato corso di un lavoro che, una dopo l’altra, lascia sbocciare una nutrita serie di gemme di fragile forza espressiva. Su tutte, la title track d’apertura, “Yr Heart [Reprise]”, “What Lovers Do” e “Jessica”, con le loro atmosfere di sfumato intimismo, ma anche le ballate elettriche leggermente più uptempo ”Can’t Calm Down” e “What’s The Use”, offrono un esauriente spaccato della crescita espressiva di Meg Duffy, ormai capace di veicolare in una dimensione adulta e condivisa la propria incantevole sensibilità di scrittura.

http://www.facebook.com/HandHabits

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Questa voce è stata pubblicata il 3 marzo 2019 da in recensioni 2019 con tag , , , , , , , , .
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