music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

BELLE AND SEBASTIAN – Days Of The Bagnold Summer
(Matador, 2019)*

Premessa squisitamente personale: in quindici anni di scrittura musicale, mai è capitato di trattare un disco dei Belle And Sebastian, pur avendoli più volte citati su queste pagine. Ciò è dipeso in parte dal fatto che la band fosse già affermata e quasi universalmente riconosciuta, in parte dalla conseguente scelta di lasciarne la trattazione ad altre sedi e a penne sicuramente più titolate rispetto all’esperienza artistica di Stuart Murdoch e soci; ma soprattutto dal fatto che in tutto questo lungo periodo, anche seguito all’abbandono di Isobel Campbell, la band scozzese avesse intrapreso strade che, ferma restando l’innegabile qualità della scrittura pop, l’hanno condotta alla ricerca di sonorità soul e persino funk, dunque molto distante dagli arrangiamenti dall’elegante gusto sixties, costellato da un profluvio di archi e fiati, che ne avevano reso indimenticabili almeno i primi quattro album.

Ebbene, accingersi oggi all’ascolto di un nuovo lavoro dei Belle And Sebastian con la consapevolezza che quei tempi ormai distanti siano inevitabilmente – e definitivamente – passati significa farlo quasi più per affetto, per la riconoscenza di dare un’ulteriore chance a un vecchio amore, che non nutrendo aspettative effettive. A chi dunque si trovasse a premere distrattamente il tasto”play”, magari senza averne letto l’origine e il significato, “Days Of The Bagnold Summer” si presenta così: un intro strumentale ricamato dal delicato calore di arpeggi acustici (“Sister Buddha (Intro)”), seguito da un’ariosa ballata, rispolverata niente meno che dall’Ep “This Is Just A Modern Rock Song” (1998), che fin dai primi versi (“I know where the summer goes / When you’re having no fun”) suggerisce scenari romanticamente malinconici, incorniciati dalla caratteristica leggerezza d’arrangiamento.

L’impressione che i Belle And Sebastian abbiano innestato la macchina del tempo diventa poi certezza con la seguente “Did The Day Go Just Like You Wanted”, piccolo gioiello di coralità acustica che racconta di piogge invernali e disillusioni post-adolescenziali, che, quando a due terzi del brano, entra un dolente assolo di tromba, sembra davvero riportare ai tempi gloriosi di “If You’re Feeling Sinister” (1996), tanto che il disorientamento di vedere comparire, al nono brano in scaletta, una nuova versione di “Get Me Away From Here I’m Dying” si trasforma piuttosto nella consapevolezza di una ricercata connessione della band con le proprie origini.

Eppure è senza dubbio il 2019, Stuart Murdoch ha da poco superato la soglia dei cinquant’anni, ma non per questo ha smesso di emozionarsi e lasciarsi coinvolgere in storie di ordinaria inquietudine come quella di “Days Of The Bagnold Summer”. Il titolo del disco è infatti quello di una storia illustrata pubblicata nel 2012 da Joff Winterhart, che racconta dei complicati giorni estivi trascorsi da un adolescente in casa della madre, dopo l’annullamento del suo viaggio in Florida insieme al padre separato e alla sua nuova compagna. Non è scontato in quale dei due caratteri generazionali si rispecchino maggiormente oggi i Belle And Sebastian (e i loro ascoltatori), ma senz’altro la combinazione di inquietudine, delusione e malinconia della storia raccontata con delicatezza e con tratto minimale da Winterhart sembra davvero materia naturalmente congeniale alla poetica della band.

Da tale traccia narrativa, i Belle And Sebastian hanno evidentemente ricavato la scintilla per tornare a scrivere (e arrangiare) per l’occasione una serie di popsong al tempo stesso ariose e nostalgiche come da parte loro non se ne sentivano da qualche lustro. Oltre ai brani già citati, “Days Of The Bagnold Summer” inanella una galleria di briosi strumentali dal ricercato gusto retrò (“Jill Pole”, “The Colour’s Gonna Run” e il luminoso finale “We Were Never Glorious”) e preziose gemme pop, che da un lato rispolverano il lirismo orchestrale della band scozzese (“Safety Valve”) e dall’altro ne esaltano la scrittura cristallina attraverso essenziali linee acustiche (“Another Day, Another Night”, con una straordinaria Sarah Martin, e “This Letter”, con il suo danzante pizzicare di corde). A fare parziale eccezione è proprio il tema portante di “Sister Buddha”, unico brano non scritto appositamente per l’occasione, i cui rigogliosi uptempo si connettono al passato più recente della band, toccando però vette mai più nemmeno sfiorate da nessuno dei suoi ultimi album.

In definitiva, il lavoro risulta tutt’altro che una semplice operazione nostalgica e nemmeno un mero accessorio musicale di una storia che presto sarà oggetto anche di una trasposizione cinematografica. Con la sua empatia nel tratteggiare i profili psicologici dei personaggi, la ritrovata spontaneità delle soluzioni sonore e pure quel briciolo di autocelebrazione nel recupero di propri vecchie canzoni (giustificatissimo e peraltro aderente al tema), “Days Of The Bagnold Summer” rappresenta quanto di meglio la band scozzese abbia prodotto negli ultimi dieci anni: una prelibatezza tale da riecheggiare le sensazioni vissute ai tempi di “If You’re Feeling Sinister”, ovvero di rivelarne il significato a chi ha conosciuto soltanto i Belle And Sebastian più recenti.

*disco della settimana dal 9 al 15 settembre 2019

https://belleandsebastian.com/

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