music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

#musictosave #007

BEN MCELROY – Soon This May All Be Sea
(Self Released, 2020)

Il radicamento folk e la sensibilità ambientale continuano a costituire per Ben McElroy un codice espressivo unico. Negli otto strumentali di “Soon This May All Be Sea”, scanditi da filigrane di picking bucolico e avviluppati da risonanze atmosferiche a tratti oblique, l’artista inglese tratteggia un paesaggismo sonoro al tempo stesso incantato e vivace, tra irenico romanticismo (chamber-)folk e inquieta consapevolezza della fragilità dell’ecosistema.

BLINKAR FRÅN NORR – Metaphors For Things
(A Strangely Isolated Place, 2020)
I bagliori nordici ai quali rende omaggio il nome del suo progetto artistico non ne definiscono tuttavia la provenienza: dietro l’alias si cela infatti Andrea Garau, musicista sardo al debutto con un lavoro all’insegna di dense stratificazioni droniche. Affascinanti ma percorsi da inquietudine come i riflessi di un’aurora boreale, gli oltre tre quarti d’ora di “Metaphors For Things” scolpiscono cattedrali sonore di inaattingibile imponenza.

GOOD GOOD BLOOD – There Are Wolves Here
(Fox Food, 2020)
La delicatezza casalinga del songwriting di James Smith si riveste di sfumature lievemente più inquiete nei nove brevi brani da lui scritti a partire dalla scorsa estate e adesso rilasciati in formato digitale a offerta libera. Trasognanti scenari umbratili ammantano infatti le nuove canzoni dell’artista inglese, che alternano scarni registri acustici alla ricerca di ulteriori suggestioni visionarie in bassa fedeltà.

LUKA KUPLOWSKY – Judee Justin Arthur Mary E.P.
(Mama Bird, 2020)
Un Ep di quattro cover può offrire un racconto esaustivo della formazione artistica di Luka Kuplowsky. Brani di Judee Sill, Justin Haynes, Arthur Russell e Mary Margret O’Hara sono decostruiti e ripensati dal songwriter di Toronto il cui caldo timbro vocale, affiancato da una schiera di musicisti di prim’ordine, spazia dal folk al jazz a un vellutato tropicalismo, con grande eleganza e soluzioni sonore talora atipiche.

LUKE DE-SCISCIO – Eucharist
(Self Released, 2020)
La voce di Luke De-Sciscio sembra provenire da lontano, dal tempo di numi tutelari del songwriting quali Nick Drake e Tim Buckley. Eppure il giovane musicista inglese vive decisamente nel presente: dopo aver dispensato lungo tutto lo scorso anno le canzoni poi raccolte in “Good Bye Folk Boy”, è già tempo di un nuovo disco, fatto di ballate di pronunciato lirismo e, soprattutto, di confessioni acustiche in penombra, intimamente sentite.

MICROPLAZA – We’ll Never Fit In This Poem Together
(Tiny Room, 2020)

Sei brani in poco meno di nove minuti (!) costituiscono il secondo album (!!) del duo formato dal cantante Benjamin van Vliet e dal polistrumentista Arno Breuer (Combo Qazam, Lost Bear). Senz’altro dotati del dono della sintesi, i due olandesi riescono a confezionare una serrata sequenza di canzoni compiute, costellate da alienazioni emo e sorprendente scrittura pop. E “Twirl (All Around)” è un autentico gioiellino.

NORVIK – A Time For Storm
(Valley View, 2020)
È evidente il contrasto tra la placida essenzialità delle note pianistiche e i tumulti interiori e del mondo circostante nel nuovo lavoro di Gabriel Chan, musicista di stanza a Hong Kong. L’ultima tappa del suo personale rifugio dalle tempeste consta di dieci tracce, tutte costruite a partire da fragili melodie sul pianoforte, incorniciate dagli arrangiamenti misurati di un’ambience ovattata, dalle risonanze sinuose.

THE DOOMED BIRD OF PROVIDENCE – Rumbling Clouds Of War Hover Over Us
(10 to 1 Records, 2020)

Quattro episodi di una storia di viaggi e di guerra rispolverano l’itinerario dell’ensemble aperto guidato da Mark Kluzek. I quattro concisi strumentali del nuovo Ep, a tre anni di distanza dall’ultimo album “Burrowed Into The Soft Sky”, presentano più evidenti riferimenti a un tenebroso folk mitteleuropeo, filtrato attraverso l’abituale lente cameristica, dai decadenti tratti cinematici.

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