LULUC – Dreamboat 
(Sun Chaser, 2020)

Back in the city again
Like is fish caught on a thread
Tumble and twist all the night
Too much in my head

Chi si è lasciato incantare dalla delicatezza acustica dei tre precedenti lavori del duo australiano di Zoë Randell e Steve Hassett sarà probabilmente spiazzato dal brano di apertura (nonché brano di anticipazione) di “Dreamboat”, quella “Emerald City” scandita dai fremiti di una batteria elettronica incalzante e dominata da arrangiamenti sintetici. Benché si tratti sostanzialmente di un’eccezione rispetto al successivo corso del lavoro, che torna ben presto su fragili sentieri dream-folk, quel brano risulta emblematico di una nuova, possibile transizione espressiva dei Luluc, che già nel precedente “Sculptor” (2018) avevano mostrato di ricercare soluzioni sonore più varie e articolate, ma anche di una transizione non priva di tormenti né aliena da una realtà contemporanea che non coincide esattamente con i vagheggiamenti di un equilibrio arcadico.

Anzi, anche quando torna a essere incentrata sulle sognanti interpretazioni di Zoë e caratterizzata da sonorità morbide e smussate, la musica dei Luluc è mai come stavolta “qui e ora”, rappresentativa di una temperie creativa che coincide con il ritorno a una dimensione produttiva più limitata, che pure vede la mano di Aaron Dessner, proprio su “Emerald City” e su “Weatherbirds”, non a caso i due brani del lavoro più dinamici e orientati all’elettronica.

Tutto ciò non fa tuttavia smarrire la naturale essenzialità acustica delle canzoni del duo, che dispensa ancora una sequenza di incantevoli intrecci armonici, sostenuti da giocosi arpeggi acustici (“All The Pretty Scenery”) o da intense note pianistiche (“Gentle Steed”), ma più spesso rivestiti da sorprendenti uptempo (“Hey Hey”) e incorniciati da atmosfere di ricercata matrice dream-pop (“Dreaming”, “Out Beyond”). È probabilmente quest’ultima, in maniera sempre più esplicita, la direzione verso la quale si sta muovendo il duo australiano, senza tuttavia smarrire la particolare cifra espressiva che lo aveva fatto scoprire nella sua originaria, scarna dimensione folk-pop, che in “Dreamboat” trova una nuova, intrigante trasformazione.

http://luluc.org/

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