music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

LES BICYCLETTES DE BELSIZE – The Ballad Of Charlie Darling
(Self Released, 2012)

Forse non sarà sfuggita agli inguaribili appassionati dell’indie-pop la pubblicazione, lo scorso anno, di “Songs In Black & White”, debutto di un duo inglese denominato Paisley And Charlie, fino ad allora segnalatosi per una serie di deliziosi singoli votati a un pop semplice e autentico, dalle chiare ascendenze sixties.

Da allora, si direbbe che la vita abbia avuto il sopravvento sull’arte, visto che la sofferta separazione personale della coppia che costituiva la band ne ha inevitabilmente segnato le sorti.
Adesso, il primo a “rifarsi una vita” dal punto di vista artistico è il componente maschile del duo, Charlie Darling, con un progetto personale che resta decisamente nell’alveo di un leggero pop acustico, orgogliosamente “di retroguardia”.

Con mentori dichiarati quali Ray Davies, Stephen Duffy e i Lilac Time, le quattordici tracce di “The Ballad Of Charlie Darling” proseguono il cammino appena interrotto, con quel misto di sogno e malinconia, di freschezza e nostalgia che da sempre pare endemicamente legato al pop inglese.
Venuta meno l’alternanza con la voce femminile, in Les Bicyclettes De Belsize (non a caso nome preso in prestito da un film degli anni ’60), Charlie Darling viene supportato da una serie di musicisti che arricchiscono con ritmiche, tastiere e arrangiamenti d’archi e flauto le sue melodie lievi e scorrevoli.

Pur privo di particolari picchi – e forse un po’ troppo lungo nei suoi quasi cinquantacinque minuti di durata – “The Ballad Of Charlie Darling” offre comunque un raffinato spaccato della vena pop dell’artista inglese, dotato di una naturalezza di scrittura che negli ultimi anni può essere paragonata soltanto a quella di pochi paladini pop scandinavi (ad esempio Cocoanut Groove, al quale alcuni pezzi possono far pensare per fluidità e disincanto).

Delicate come l’immagine di copertina, le canzoni di Charlie Darling muovono da ugge romantiche (“Beatnik My Guest”) e umbratili sensazioni jangly (“Stop The Cavalcades”), restando quasi sempre sul filo di una inevitabile malinconia autobiografica (“Sorry (Forever After)”, “Everything I Wanted”), che anche in questo caso conferma l’essenza agrodolce e la funzione lenitiva del pop.



http://www.myspace.com/lesbicyclettesdebelsize

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: