music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

clem_leek_restCLEM LEEK – Rest
(Brian Records, 2013)

Da quando, nel 2010, il giovane compositore inglese Clem Leek ha realizzato il suo primo album vero e proprio (“Holly Lane”), ha in prevalenza affidato a numerose uscite frammentarie le testimonianze di uno stile fondato sul comune denominatore di un’introspezione solitaria e sottilmente malinconica. Dopo aver tratto le mosse da una matrice di neoclassicismo ambientale incentrato sul pianoforte, il suo percorso si è sviluppato piuttosto in chiave sperimentale e astratta, culminata nell’altro album “Lifenotes” (2011).

Adesso per l’artista inglese è di nuovo tempo di cambiare parzialmente registro: nelle sette brevi istantanee sonore racchiuse negli appena diciassette minuti di “Rest”, Leek non torna al suo originario strumento d’elezione né prosegue sul campo della sperimentazione dronica, bensì completa con pennellate emozionali e con la sorprendente introduzione dell’elemento vocale un universo di fragili echi e riverberi chitarristici.

Le morbide atmosfere che ne risultano appaiono il frutto di osservazioni personali di luoghi e sentimenti, tradotte in un descrittivismo ambientale tiepido e sottilmente malinconico, che a tratti riecheggia le carezze di nostalgia rurale degli Epic45 (in particolare nel moderato crescendo dell’iniziale “Bless Those Tired Eyes” e nei risonanti arpeggi di “Burleson, TX”). Quando poi sul minimale impianto di base, tutt’al più arricchito da un modesto impiego dell’overdub, corrono vocalizzi impalpabili (“Into The Wind”) o si percepiscono appena frammenti sussurrati (“Never A Lover” e “The Lights Of New York”), la tavolozza di Clem Leek rivela sfumature di distante romanticismo, che rinnovano la magia di ambientazioni soffici e sognanti.

Che si tratti del punto di arrivo o di una nuova tappa della lenta ma costante evoluzione espressiva perseguita da Clem Leek, “Rest” è un’uscita tanto preziosa quanto concisa, utile a far ritrovare all’artista inglese l’essenza più delicata delle sue composizioni, in vista – chissà – di un’ulteriore affinamento di una vena contemplativa e scrittoria. Pubblicato su vinile 8″, in edizione limitata ad appena quaranta copie, e su cd-r 3″ comprendente anche “Delicate”, quattro brani dei quali due interludi strumentali e due canzoni ancor più definite; mastering a cura di Taylor Deupree.


http://www.facebook.com/pages/Clem-Leek/

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Questa voce è stata pubblicata il 19 marzo 2013 da in recensioni 2013 con tag , , , , , , , .
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