music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

the_left_outsides_the_shape_of_things_to_comeTHE LEFT OUTSIDES – The Shape Of Things To Come
(Xemu, 2013)

I dieci anni ormai trascorsi da quando i due polistrumentisti londinesi Alison Cotton (voce, viola, tastiere) e Mark Nicholas (voce, chitarra, basso e glockenspiel) hanno deciso di unire le forze in un comune progetto artistico hanno tutto l’aspetto di una lunga gavetta destinata a non essere mai coronata da un diffuso riconoscimento. Entrambi reduci dall’esperienza nel collettivo psych-folk The Eighteenth Day Of May, hanno in seguito intrapreso un autonomo percorso in The Left Outsides, denominazione con la quale hanno finora pubblicato un album (“And Colours in Between”, 2008) e una manciata di singoli e tracce sparse.
Adesso le sfaccettate ispirazioni del duo – che spaziano dalla psichedelia al drone-folk su uan comune matrice cantautorale – sembra poter trovare incanalamento e forse persino consacrazione in un nuovo album che vanta un paio di padrini in grado di destare una certa curiosità, quali Martin Noble dei British Sea Power e Graham Sutton dei Bark Psychosis, che si sono occupati del missaggio.

Pubblicato per ora in solo formato digitale, nelle sue tredici tracce di “The Shape Of Things To Come” descrive un viaggio sonoro avventuroso e affascinante, che continua a trarre le mosse dalla tradizione psych-folk britannica, che tuttavia affiora in superficie appena in un paio dei brani del disco, mentre altrove ne costituisce al massimo l’ideale di un’estetica trasognata e in qualche misura acida. È questo il filo conduttore di un album altrimenti potenzialmente disorientante, nell’incessante avvicendamento di stili e registri, che spaziano da quelli di ballate folk romantiche o vivaci (“The Third Light”, “Through A Keyhole”) a trasognate derive analogiche (“To Where Your Footsteps Led”), strizzando persino l’occhio al un pop-rock vivace e di facile impatto (“Out Of Time, Out Of Place”).

Ulteriore tratto comune all’articolato universo sonoro del duo inglese può essere ravvisato proprio nella propensione alla scrittura di melodie dai discreti accenti pop, di volta in volta declinati in forma di magiche ballate folk, secondo moderne costruzioni corali dal gusto “indie” o ancora spedite in orbite circolari che, in particolare laddove supportate da predominanti iterazioni di semplici note di organi vintage, sfociano in parabole affini a quelle tracciate negli anni Novanta da band quali Broadcast e Stereolab (in particolare l’ipnotica “Fallen By The Wayside” potrebbe sembrare tratta proprio dal repertorio di Laetitia Sadier e soci).

La sognante coniugazione tra suoni e stili antichi e moderni fa così di “The Shape Of Things To Come” un lavoro davvero peculiare, che per varietà e propensione a una sostanziale leggerezza pop potrebbe finalmente condurre alla consacrazione la poliedrica vena compositiva di Mark Nicholas e la dolce voce di Alison Cotton.

http://www.theleftoutsides.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 20 marzo 2013 da in recensioni 2013 con tag , , , , , , , .
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