music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

the_gentle_good_y_bardd_anfarwolTHE GENTLE GOOD – Y Bardd Anfarwol
(Bubblewrap Collective, 2013)

Tra i tanti possibili intrecci di culture e tradizioni musicali, quello realizzato da Gareth Bonello brilla senz’altro per ambizione e originalità. Come si intuisce dal titolo, “Y Bardd Anfarwol”, terzo lavoro firmato The Gentle Good, esplora le radici gaeliche attraverso l’impiego dell’idioma; la particolarità è che lo fa in una strana combinazione con strumenti e tradizioni della musica cinese.

Tutto ha tratto le mosse da un’esperienza di Bonello risalente al 2011, quando ha trascorso sei settimane di residenza artistica nel sud-ovest della Cina nell’ambito di un progetto organizzato dal British Council. Di ritorno in patria, Bonello ha dunque deciso di mettere in pratica le esperienze acquisite gettando un ponte tra strumentazioni antiche, grazia orientale e incantato folk britannico. Proprio nelle atmosfere fiabesche e nell’incedere trasognato, intriso di sottile psichedelia, di gran parte dei brani risiede il pur difficile comune denominatore tra mondi dei quali la sintesi contenuta nel lavoro non nega la sostanziale lontananza, evitando di avventurarsi nella dimostrazione di un improbabile sincretismo e invece mantenendo sostanzialmente distinti gli ingredienti di un puzzle sonoro comunque articolato.

Spezie orientali si assaporano infatti distintamente in particolare nei brani strumentali, caratterizzati da sfumature ritmiche ricorrenti e mesmeriche pizzicate di corde, mentre la placidità di arabeschi acustici e zufoli dagli spiccati accenti bucolici muove alla ricerca di un folk ancestrale, reso ancor più arcano dall’impiego del gaelico. Brani come “Yr Wylan Fry”, “Edau Gwyn” e “Afon Arian” sono infatti omaggi a una poetica tradizionale di contemplazione e magia, mentre la sotterranea vena di modernità pop di Bonello affiora in superficie nella ballata cantata da voce femminile “Marwnad chang-kan” e nel lirismo della deliziosa “Antiffoni”.

“Y Bardd Anfarwol” risulta dunque un album sorprendentemente coeso, nel quale linguaggi distanti nello spazio e nel tempo sono stati miscelati senza forzature e anzi con una misura tale da offrire spunti di interesse che trascendono la semplice curiosità per un’operazione così ardita.

http://www.facebook.com/pages/The-Gentle-Good/

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