music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

bruno_merz_highwaysBRUNO MERZ – Highways
(Black Robin, 2014)

Fin troppo facile rispolverare l’antico adagio per cui “buon sangue non mente” di fronte al debutto sulla lunga distanza di Bruno Merz, artista neozelandese ormai trapiantato da qualche anno in Inghilterra. Bruno è infatti il fratello di Alicia Merz (Birds Of Passage), al cui straordinario “Without The World” aveva contribuito con il calore gentile del suo picking acustico. Ben diverso da quello della sorella è il suo semplice registro espressivo di chitarra e voce, ancorché connotato da un affine spleen e da una profonda introversione, la stessa che l’ha indotto a rinviare più volte il proprio album di debutto, che segue di ben cinque anni l’unica precedente testimonianza discografica a suo nome, l’Ep “Departing From Crowds”. Per completarlo, Merz è tornato alle sue origini in Nuova Zelanda, dove con l’aiuto di un vecchio amico ha registrato le tredici canzoni di “Highways”.

Si tratta di un album lungo, intenso, grondante dell’emozione del ritorno e delle esperienze umane e artistiche raccolte in anni di vita da bohemien in Europa, alla ricerca di un luogo nel quale potersi sentire davvero a casa. In “Highways” Merz racconta appunto le storie incontrate sul suo cammino e quelle originate nel suo mondo interiore, con un misto di disarmante semplicità nella scrittura ed estrema delicatezza in trame acustiche in punta di dita e nelle lievi interpretazioni veicolata dal suo placido timbro vocale.

C’è un senso di costante transitorietà nelle canzoni di “Highways”, incarnata dall’idea del viaggio della title track d’apertura e di “Crossing Borders”, così come dalle istantanee di luci e colori di “On The Shore” “Southern Rain” e “Into The Air”, che catturano la bellezza fuggevole di un momento atmosferico o di una particolare luce che irradia il paesaggio. Ma ci sono anche temi sentimentali e ricordi (“Emmeline”, “Two Hearts Break”, “Set Of Wings”), narrati senza schermi ma anche senza indulgere a facile manierismo. Certo, nei tanti cammei a base di chitarra e voce di Merz si affaccia inevitabilmente il fantasma di Nick Drake, aggiornato tuttavia al cantautorato anni Duemila e filtrato attraverso una sensibilità anche compositiva, che porta il songwriter australiano a sviluppare un lirismo arioso e soluzioni armoniche che in qualche occasione sostituiscono la chitarra col pianoforte, arricchendone il registro di accenti ritmici e accenni di una soffusa coralità, altresì incarnata da un paio di timidi cammei di una seconda voce femminile.

Sono queste pennellate, oltre alla non comune sensibilità di scrittura e interpretazione di Bruno Merz, a rendere “Highways” un album godibile e tutt’altro che monotono nella sua pur definita fisionomia di prodotto cantautorale semplice e profondamente sentito, i cui quasi cinquanta minuti scorrono via con la stessa aggraziata leggerezza degli intrecci tra note e melodie, che richiedono appena un po’ d’attenzione per farsi amare.


http://brunomerz.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 20 novembre 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , .
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