music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

jennifer_castle_pink_cityJENNIFER CASTLE – Pink City
(No Quarter / Idée Fixe, 2014)

Il colore richiamato dal titolo e l’immersione nel colorato caos metropolitano della copertina sono metafora dell’apertura al mondo del songwriting di Jennifer Castle, al secondo lavoro a proprio nome e quarto in generale, considerando i precedenti due sotto l’alias Castlemusic.

Fermo restando il carattere intimo della sua scrittura e l’essenzialità di base del suo registro espressivo, in “Pink City” la cantautrice canadese ha, letteralmente, portato le sue canzoni fuori dall’ovattato guscio della dimensione casalinga e solitaria. Non solo, infatti, l’album è stato realizzato con il supporto di una band e insieme a un ampio numero di collaboratori – tra i quali spiccano i nomi di Owen Pallett, che ha curato gli arrangiamenti d’archi, Ryan Driver e Kath Bloom – ma le sue dieci tracce appaiono frutto di un’acquisita confidenza delle interpretazioni venate di folk antico della Castle, che le ha appunto permesso di aprire il proprio piccolo mondo espressivo a un mondo esterno popolato da una pluralità di temi e suggestioni stilistiche.

Il lavoro spazia così dal delicato afflato cinematico dell’apertura “Truth Is The Freshest Fruit” ai sentori country-folk di brani più vivaci quali “Down River”, impreziosita dall’armonica della Bloom, e “Sparta”, l’episodio sensibilmente più uptempo di un album che altrimenti non disperde la natura umbratile del songwriting della Castle, anzi alimentata proprio dalla misurata delicatezza delle soluzioni strumentali e degli arrangiamenti. Non a caso tra i passaggi più intensi e ispirati del disco si segnalano la toccante ballata notturna al pianoforte “Nature”, la vellutata title track di chiusura, che carezza con la suadente raffinatezza del sax, e l’interpretazione dal fascino polveroso di “Working For The Man”, che eleva la cantautrice canadese nel ristretto novero di quelle artiste capaci di trasportare, semplicemente con la propria voce, in una atemporale dimensione folk.

Non a caso, per descrivere le doti espressive della Castle ricorrono frequenti le citazioni della connazionale Joni Mitchell o di altre folksinger degli anni Sessanta e Settanta, ma al di là di qualsiasi riferimento, da “Pink City” si staglia con decisione maggiore che in passato la figura di un’artista consapevole dei propri mezzi e proprio per questo propensa ad aprire all’esterno, in tutti i senso, i frutti della maturità della propria scrittura.


http://www.jennifercastle.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 14 gennaio 2015 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , .
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