music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

yes_the_raven_love_is_covered_in_dustYES THE RAVEN – Love Is Covered In Dust
(General Assembly, 2014)

Piccoli gioielli gravitano nell’universo indistinto della rete, assumendo dimensione reale e tangibile almeno nei sotterranei circuiti di luoghi distanti non solo dai riflettori del music business ma persino di quelli delle “tendenze” indipendenti. Per fortuna, non è mai troppo tardi per cercare di rischiararli con la fioca luce del racconto. L’album dal suggestivo titolo “Love Is Covered In Dust” è stato infatti pubblicato all’inizio dello scorso anno ed è il primo di un oscuro cantautore che risponde al nome di Alyn Mearns e ha deciso di utilizzare l’alias di Yes The Raven per identificare le sue riflessioni per chitarra e voce.

Mearns è nato a Belfast, dove ha trascorso un’adolescenza itinerante al seguito del padre pastore anglicano; ma la sua vocazione musicale lo ha portato negli Stati Uniti, nel North Carolina, dove, dopo qualche esperienza in band post-punk, ha trovato la sua “voce” in quella chitarra acustica che nelle sue note biografiche lui stesso definisce una band in miniatura, una cattedrale in miniatura.
È proprio questo che si respira nelle undici canzoni raccolte in “Love Is Covered In Dust”, un senso di essenziale, pacata completezza, che trasuda dal picking caldo e cristallino di Mearns e dal serafico lirismo delle sue interpretazioni, tanto sommesse e delicate quanto pervase da naturale intensità.

Benché il registro dei brani sia decisamente caratterizzato da tali due elementi, la loro combinazione produce una serie di ballate in prevalenza avvolte da un’ovattata penombra, eppure aperte a una pluralità di timbriche e di calde sfumature. Gli arpeggi gentili e le atmosfere raccolte dell’iniziale “Breathe” individuano da subito il profilo espressivo di Mearns in quello di un artista che dischiude a chi voglia scoprirla la sua dimensione più intima e casalinga; non si tratta però del preludio a un lavoro interamente “da cameretta”, in quanto la spontaneità delle canzoni dell’artista di origine nordirlandese si applica sì ad altre canzoni sommessamente sottovoce (il sottile crooning di “Heroin” e la spettrale confessione di sette minuti “Josephine”), ma denota una serie di spunti che vanno in direzioni talora anche piuttosto diverse tra loro, eppure riunite dal comune denominatore di una sensibilità che traspare da ogni armonia vocale, da ogni tocco delle corde della chitarra.

Così, il fingerpicking latineggiante e dai vaghi contorni ritualistici di “Bells” sostiene una melodia molto fluida e vivace, mentre la quiete di “Bullet” si dischiude a un lirismo romantico che si amplifica nella struggente “This Will Only End In Tears”, culminando sulle note del pianoforte della title track. È qui che l’estensione di Mearns si fa più ampia, fino a disvelare accenti buckleiani nella conclusiva “Only One”. Quali che siano i registri prescelti, l’artista di origine nordirlandese sa come far palpitare il cuore con le sue canzoni, anche quando l’intensità del suo songwriting cede il passo a omaggi non del tutto convincenti alla terra che l’ha adottato, l’America bluesy e sottilmente acida di “Rattlesnake Blues” e “Wineglass Song”.

L’essenza di “Love Is Covered In Dust” permane comunque quella di una raccolta di canzoni sommesse e preziose, animate da una delicata naturalezza che è un piacere scoprire, passo dopo passo, poco importa se tardivamente.

http://www.yestheraven.com/

2 commenti su “

  1. Andrea
    21 gennaio 2015

    Su Youtube ci sono alcune sue cover (tra cui Smiths, U2 e Joy Division) da restare letteralmente a bocca aperta!

    • rraff
      21 gennaio 2015

      Sì, riesce a mettere davvero qualcosa di suo in quelle canzoni, a partire dal modo in cui suona la chitarra.
      Ma quelle originali non sono affatto da meno…tutte da scoprire.

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