music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

anne_marie_sanderson_shadows_and_sparksANNE-MARIE SANDERSON – Shadows & Sparks E.P.
(Self Released, 2015)

Al richiamo della “capitale folk” statunitense non resistono nemmeno artisti provenienti da diverse tradizioni espressive; che si tratti di scelta consapevole o di semplice coincidenza, a Portland si è da qualche tempo stabilita la cantautrice inglese Anne-Marie Sanderson, già segnalatasi ai più attenti cultori del folk contemporaneo attraverso le quattro tracce dell’Ep di debutto “Eloquence” (2013).

È nuovamente il formato breve di una manciata di canzoni quello nel qual l’artista inglese torna a presentare le peculiare ibridazione, del resto insita nella sua biografia, tra radici musicali e contesto attuale di esplicazione della sua personalità. I cinque brani di “Shadows & Sparks” non deviano in maniera sensibile dal linguaggio folk e dai suoi ricorrenti binomi di luce e ombra, speranza e disillusione, amore e abbandono. Come sempre avviene quando si impiegano codici espressivi tradizionali, a fare la differenza sono i dettagli e il carattere dell’artista, le sue doti di scrittura e la capacità di manifestarle sotto forma di melodia e soluzioni strumentali. Nell’operazione, la Sanderson è nell’occasione supportata da un piccolo ensemble chamber-folk che nelle sue file annovera, oltre alle percussioni di Erin Stephens, una sezione d’archi composta da Anna Fritz (Portland Cello Project) e da Mirabai Peart, violinista già collaboratrice, tra gli altri, di Joanna Newsom e Ryan Francesconi.

La rinnovata dimensione cameristica esalta senz’altro la schietta immediatezza della scrittura della Sanderson, la cui voce flessuosa e vibrata narra semplici storie in penombra, che alternano classiche tematiche folk a un lirismo delicatamente introspettivo. In poco più di venti minuti, la cantautrice di origine inglese abbraccia un immaginario espressivo che va dagli Appalachi alle grandi distese desertiche, dispensando ballate polverose impreziosite dagli archi (la title track e “The Outside Of Town”), confessioni di fragile delicatezza (“It May Not Always Be”) e armonie intrise di agrodolce, cullante malinconia (“Lullaby”).

Il suo picking gentile incornicia così una piccola raccolta di canzoni senza tempo, tanto più affascinanti quanto più interpretazioni e soluzioni d’arrangiamento si fanno piane e vellutate, ma senza con ciò rinunciare a cadenze ritmiche sfumate e briose al tempo stesso; è così che soprattutto dalla stessa “It May Not Always Be” e soprattutto dalla deliziosa “Lilac Time”, alle cui filigrane acustiche voce e archi conferiscono un alone di magia antica, emerge la personalità davvero rimarchevole di un’artista in grado, con grande naturalezza, di coniugare diverse suggestioni folk in canzoni dotate di una forza discreta e di una carica espressiva che, parafrasando il titolo dell’Ep, si sono finora manifestate in forma di brevi scintille, che non resteranno ancora per molto nell’ombra.

http://annemariesanderson.com/

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