music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

2481_4PAN_GATEFOLD_WALLETBODUF SONGS – Stench Of Exist
(The Flenser, 2015)

Sempre schivo ed estremamente scarno nelle informazioni che riguardano lui stesso e la sua attività artistica, Mat Sweet ha annunciato con poche righe la pubblicazione, quasi a sorpresa, del sesto disco dell’enigmatico percorso di Boduf Songs. Anche le modalità realizzative appaiono del resto coerenti con l’estetica dell’artista inglese, ormai da qualche tempo trasferitosi negli Stati Uniti, ancora una volta solitario cantore di storie di tenebra ed esorcismi di spettri interiori, nell’occasione veicolate dalla produzione da parte di una piccola etichetta di San Francisco.

Nelle undici tracce di “Stench Of Exist” si ritrovano tutti i caratteri essenziali del profilo artistico di Sweet, che continua a coniugare ballate dai contorni nero pece con l’interesse per sonorità che spaziano dall’ambient al metal, dall’acustico al sintetico. Rispetto alle taglienti stratificazioni elettriche del precedente “Burnt Up On Re-Entry”, “Stench Of Exist” presenta un’ulteriore eterogeneità di caratteri, sviluppata da un lato in un visionario senso ambientale e dall’altro in una dimensione di scrittura e interpretazione più piana e matura che mai. Sotto il primo profilo, i granulosi field recordings di “Grows In The Small World Of Nerve” e le frequenze silenti della conclusiva “Sky Pedal’s Plan”, insieme ai due frammenti di poco più di un minuto “Jacket Cruiser” e “The White Cradle”, enfatizzano i caratteri descrittivi della tavolozza dell’artista inglese, fungendo da interludio o cornice straniante dei brani cantati, fino ad elevarsi in una più lunga sequenza di saturi gorghi sintetici e voci allucinate (“Head Of Hollow-Fill And Mountaintop Removal”).

Tale composito universo sonoro, che per circa metà del disco assurge al ruolo di protagonista dei brani di Sweet, aleggia comunque in forma di minuti detriti e schegge concrete cristallizzate in samples, che gravitano incombenti intorno alle vere e proprie canzoni di “Stench Of Exist”. Il battito sintetico di “The Rotted Names”, le cadenze ossessive e “Modern Orbita” e magma elettrico soffocato sotto la cenere di “Thwart By Thwart” recano con sé i tratti essenziali dell’obliqua scrittura dell’artista inglese, il cui invariabile humming trova adesso timbriche più calde e modulate che in passato. Non si tratta tuttavia di una stabile pacificazione dell’animo inquieto di Sweet, come si evince fin dai titoli e dei testi dei brani; certo è che le sorde note pianistiche di “My Continuing Battle With Material Reality” e “Great Anthem Of My Youth” e il narcolettico intreccio tra loop e ritmiche acustiche di “Last Song Save One” rappresentano quanto di più compiuto e, relativamente piano, da lui realizzato finora.

In “Stench Of Exist”, Mat Sweet ha sicuramente abbassato il volume delle sue solitarie elucubrazioni, mantenendo tuttavia un senso di inquietudine latente, che la stessa struttura dei singoli brani e dell’intera playlist incarna nei suoi continui mutamenti, come un monito che ogni istante di quiete può essere squarciato all’improvviso da un rumore più o meno accidentale. Piuttosto che quiete, quello di Sweet continua a essere uno stato di alienazione, che si manifesta in intervalli di lucidità tali da generare un’affascinante miscela di calma e tensione.

http://www.bodufsongs.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 18 febbraio 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , , .
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