music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

ben_slavin_palepolisBEN SLAVIN – Palepolis
(Apogeo, 2014)

Ben Slavin incarna alla perfezione il carattere vagabondo tanto strettamente legato all’immagine tradizionale del songwriter americano che macina miglia su miglia imbracciando la sua chitarra per raccontare le sue storie ricercandone di nuove. La strada di Slavin lo ha condotto lontano dalla sua terra d’origine e dall’Arizona nella quale ha compiuto il suo percorso formativo musicale, tanto da renderlo ormai un italiano d’adozione, o meglio un napoletano, visto che da dieci anni vive a Napoli.

Proprio qui affondano le radici le dieci canzoni del suo tardivo album di debutto, “Palepolis”, canzoni che narrano della dimensione personale e politica dell’artista ma che danno altresì voce e suoni alla città, attraverso le sue storie e le sue stesse atmosfere, nelle quali il lavoro è fisicamente calato, visto che è stato registrato in presa diretta nella seicentesca cappella di San Severo.

Nelle sue dieci cartoline da tre minuti o poco più, Slavin ha come magicamente amplificato il contesto napoletano nella dimensione di un mid-west idealizzato nel linguaggio sonoro e contaminato con la vivacità mediterranea. La scrittura musicale dell’artista americano e le sue interpretazioni baritonali si collocano infatti nel solco di un cantautorato estremamente classico, radicato nella tradizione del country-folk elettrico, particolarmente evidente in un brano dall’impatto deciso come “Unaccesible” e, in parte, nella coralità filtrata dai linguaggi sudisti (ma italiani) di “Eruptions Flood And Signora Concetta”.

Lo spiccato lirismo di Slavin si percepisce tuttavia al meglio quando le sue canzoni si spogliano della patina elettrica, lasciando trasparire l’essenziale folk di “Beauty & Filth” e “As We Grow Older”, o un’attitudine di stampo quasi cameristico, veicolata dall’arrangiamento d’archi di “Poulence’s Grave” e ancor più dalle compunte note pianistiche che guidano “For Free”.

Il lungo viaggio di Slavin non lo ha dunque condotto, in fondo, molto distante dal suo punto di partenza, eppure non v’è dubbio che sotto il Vesuvio il songwriter venuto da oltreoceano abbia trovato l’ispirazione per dar forma alle proprie storie, tanto distanti dall’attitudine “indie” della riscoperta folk da ascriversi piuttosto nel novero degli interpreti più classici di una “americana” senza confini, nemmeno temporali.

https://www.facebook.com/benslavinfanpage

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 28 marzo 2015 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: