music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

visionary_hours_footfalls_echoVISIONARY HOURS – Footfalls Echo
(Hibernate, 2015)

Ad Hayden Berry sono sufficienti strumenti acustici e registratori a casetta per creare un’ambience misteriosa, austera, ipnotica. È la formula che presiede al quarto lavoro del suo personale ensemble Visionary Hours, che espande, sublimandole nella loro essenza più immateriale, le partiture di neoclassicismo cosmico da ultimo proposte in “Still Point” (2013).

Rispetto all’impostazione cameristica di quel già splendido lavoro, le otto tracce di “Footfalls Echo” da un lato arricchiscono il contenuto acustico concreto delle composizioni dell’artista inglese di stanza a Cracovia, dall’altro ne filtrano le linee melodiche attraverso delay analogici che le trasformano, fino a ridurle all’essenza pura e cullante del suono.

Sotto il primo aspetto, archi, clarinetto, chitarra, flauti e frammenti vocali costituiscono il materiale reale dal quale Berry muove per delineare la sua peculiare tavolozza ambientale, mentre la stessa natura del processo al quale i loro suoni sono sottoposti non ne altera i contenuti armonici, tutt’al più riducendoli a modulazioni finissime, cullanti, come nel brano d’apertura “The Stillness Of The Violin” o nel viaggio a mezz’aria di “Sad Time Stretching Before And After”, che condensano in brani di poco più di quattro minuti sinfonie ambientali degne degli Stars Of The Lid.

L’essenza acustica di “Footfalls Echo” si percepisce comunque in filigrana al velo di delay dal quale è ricoperta, affiorando in superficie talora in maniera persino imprevedibile: se infatti le corde carezzate di “Neither From Nor Towards”, la notturna solennità dei fiati di “Music Moves Only In Time” e gli struggenti archi della chiusura di romanticismo sinfonico “Which Is Always Present” caratterizzano con la loro identità l’intero corso dei rispettivi brani, sorprende non poco, ad esempio, la comparsa di caldi accordi di chitarra acustica tra le stranianti pulsazioni di “The End Precedes The Beginning”.

Impostazione cameristica e linguaggio ambientale si intersecano così di continuo sulla tela sonora riempita da Hayden Berry con una cura dei particolari, anche realizzativi, che gli permette di abbracciare compiutamente mondi sonori complementari, ricavandone una sintesi affascinante e, appunto, visionaria.

https://www.facebook.com/VisionaryHours

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