music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

arash_akbari_vanishing_pointARASH AKBARI – Vanishing Point
(Flaming Pines, 2015)

Il quarto lavoro ufficiale sulla lunga distanza segna un significativo punto di svolta nella tavolozza ambient-drone di Arash Akbari. Se il precedente “Cracked Echoes” ne aveva rivelato la densità quasi fisica dell’elaborazione di feedback e persistenze rumorose, “Vanishing Point” sublima la declinazione dronica dell’artista iraniano, indirizzandola verso contenuti più immateriali, ma non per questo dotati di minore consistenza dal punto di vista della grana del suono.

Il lavoro, che si attesta poco al di sotto dei cinquanta minuti di durata totale, è strutturato come in una serie di istantanee frutto di un’esposizione più o meno lunga e dotate di un contenuto contemplativo-descrittivo piuttosto che dell’imponenza di ponderose cattedrali di suono.

L’articolazione di “Vanishing Point” segue tre momenti ben identificabili, come quelli di un graduale processo di sottrazione e contemporanea rarefazione della consistenza delle modulazioni ambientali di Akbari. Il primo, coincidente con i tre brani iniziali, reca rilucenti tracce di un rumore forgiato fino a creare filigrane sempre più esili e rilucenti; il momento centrale delle tre brevi parti di “Constant Blankness” rappresenta la stasi, appunto il vuoto, le persistenze rarefatte di una luce aliena, come gli echi provenienti da una dimensione dispersa nel tempo e nello spazio (“Rays From A Dead Star”).

Si tratta del punto di partenza del viaggio finale, un gioco di specchi nel quale la sostanza si smarrisce in un brodo primordiale di frequenze grezze, particellari, non ancora aggregatesi in materia rumorosa come quella originariamente plasmata dall’artista iraniano, ma più che sufficiente a delineare la possibilità di un universo in dissolvenza, popolato da micro-suoni che affiorano lungo i dieci minuti dell’astratta sinfonia finale “There’s Another Sky”. Tutto ciò non sarebbe stato possibile in presenza della coltre distorta che Akbari non ha rinunciato a manipolare, bensì in “Vanishing Point” ha semplicemente compresso fino a renderla evanescente, senza con ciò in alcun modo depotenziarne la soverchiante densità.

http://www.arashakbari.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 3 Mag 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , .
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