music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

palisades_iiPALISADES – II
(Self Released, 2015)

Ecco un ulteriore esempio dell’influenza dei luoghi, del clima e dell’isolamento sulla creazione artistica: risponde al nome di Palisades e si tratta di un terzetto proveniente dall’estremo lembo orientale del Nord America, quello situato sull’isola di Terranova che fu teatro del primo esperimento di Guglielmo Marconi di trasmissione radiotelegrafica attraverso l’Atlantico.
Altrettanto flebili ma inequivocabilmente definiti sono i segnali sonori prodotti dai Palisades e senza dubbio influenzati dai venti severi e dalle copiose precipitazioni che caratterizzano il loro luogo d’origine, identificato con orgogliosa precisione sulla pagina Bandcamp dalla quale si può gratuitamente scaricare la loro musica.

È la seconda volta che i segnali dei Palisades si manifestano, in una raccolta di nove brani semplicemente intitolata “II” e recante con sé delicate sfumature atmosferiche, che fanno assaporare una malinconia piovosa e tutto il calore umano nel quale rifugiarsi dalle intemperie di un luogo dal fascino sublime. Non a un caso, gli stessi titoli di alcuni brani (su tutti “Snow In Summer, Rain At Harvest” e “The Morning Rain”) si atteggiano a cornice ambientale nella quale sono inscritte canzoni in punta di dita, dai tempi dilatati e completate da linee armoniche di una dolce, sommessa narcolessia.

Il lavoro è ripartito in strumentali incentrati su lenti intrecci dinamici e in una manciata di canzoni sottovoce, dalle quali traspaiono le ascendenze tradizionali del terzetto (la toccante armonica di “When All The Debts Are Due” e “Camping Trip”, il banjo di “Cold Was The Water”) e l’attitudine a segmentazioni dimesse eppure a tratti lievemente spigolose, che svelano una certa affinità con le sospensioni emotive di Mike Kinsella (“Open Water pt. 1”, “Taiga Song”)
Canzoni e trame strumentali appaiono comunque come bozzetti appena accennati, rispondenti a un approccio impressionistico a composizione e scrittura, i cui movimenti al rallentatore fanno correre il pensiero persino alla perfezione dolce e un po’ straniante dei Drunk (“The Morning Rain”, “The Evening Redness In The West”).

Alla fine dei trentotto minuti del lavoro, restano però soprattutto placide sensazioni atmosferiche, quelle di un’umidità endemica, di una pioggia primaverile e di luoghi dal fascino solitario e desolato, contesto al quale è davvero difficile immaginare qualcosa di più adatto della grazia discreta dai Palisades.

https://palisadesnl.bandcamp.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 15 maggio 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , , , .
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