music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

meg_baird_dont_weigh_down_the_lightMEG BAIRD – Don’t Weigh Down The Light
(Drag City, 2015)

Per sua natura errabonda, la tradizione folk sembra aver contagiato anche sotto l’aspetto del mutamento dei luoghi di vita e creazione numerosi artisti che in questi anni ne sono protagonisti della rivitalizzazione. Non sfugge a tale considerazione – valida ad esempio per Marissa Nadler, Barna Howard e per tanti altri ancora – nemmeno una figura quale quella di Meg Baird, consolidata negli anni attraverso l’esperienza negli Espers e una lunga trama di collaborazioni. Nell’intervallo tra il precedente “Seasons On Earth” (2011) e il suo terzo album solista, la Baird ha lasciato la costa orientale statunitense per trasferirsi a San Francisco, dove ha tra l’altro intrapreso l’avventura dalle pesanti tinte psych degli Heron Oblivion, nell’inedita veste di batterista e cantante.

“Don’t Weigh Down The Light” è dunque un lavoro frutto di una transizione, che riporta Meg Baird alla dimensione di musa folk, tuttavia arricchita dai nuovi orizzonti fisici e in artistici che la California le ha dischiuso innanzi. Se infatti l’incipit dell’album, “Counterfeiters”, si colloca con grande classe nel solco di quel folk delicato e sognante che ha contraddistinto gran parte della produzione della Baird, già in secondo piano rispetto alla sua voce setosa e ad arpeggi acustici che da soli sono in grado di trasportare in un altrove incantato, si percepiscono intarsi elettrici che, da dolcemente risuonanti, nel corso di “Don’t Weigh Down The Light” si faranno più decisi, ergendosi a protagonisti di brani al tempo stesso languidi e pungenti (“Mosquito Hawks”, “Good Directions”).

Non muta la magia delle interpretazioni dell’artista americana, né tanto meno l’imprescindibile richiamo ai “classici” Fairport Convention, soltanto adesso calato in un contesto ricco di sfumature e soluzioni di arrangiamento che includono ritmiche smorzate, organi, pianoforte e dodici corde elettriche. All’interno di tale rinnovato contesto, che tuttavia non si pone in netta antitesi con la sua abituale essenzialità, Meg Baird dispensa storie di ordinaria malinconia, filtrate attraverso un registro ancora una volta senza tempo e, nell’occasione, ancor più fortemente legato alla terra, ai luoghi, alla loro polvere soffusa da sensazioni umbratili e vaporose come non mai.

La rinnovata veste sonora conferisce dunque alle canzoni di “Don’t Weigh Down The Light” ulteriore efficacia d’impatto, che ne amplifica la potenzialità evocativa di variopinti orizzonti folk, definiti da una classe preziosa, che non può lasciare indifferenti.

http://www.megbaird.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 22 giugno 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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